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B-arch Studio

Si chiamano B-arch e sono tra gli interior decorator più in voga della Toscana. Sabrina Bignami e Alessandro Capellaro, entrambi architetti, sono una coppia nel lavoro e nella vita

Si chiamano B-arch e sono tra gli interior decorator più in voga della Toscana. Sabrina Bignami e Alessandro Capellaro, entrambi architetti, sono una coppia nel lavoro e nella vita. Lei romagnola, trapiantata a Prato in gioventù, lui di Ivrea, ma di stanza a Firenze dai tempi dell’università. I loro percorsi si incrociano anni dopo la laurea e, complici affinità elettive e uguali visioni del progetto, decidono di iniziare a collaborare.

Il loro studio a Prato firma molti dei negozi e dei locali più trendy della città e dintorni e rilegge, in chiave contemporanea, appartamenti e palazzi d’epoca. A contraddistinguerli uno sguardo personale attento all’anima dei luoghi e la cura sartoriale per i dettagli.

La loro sede è il manifesto di questo talento: «Abbiamo scelto il piano nobile di un edificio dell’Ottocento in pieno centro – raccontano – Quando usciamo dal portone, in fondo al corso arriviamo dritti in piazza del Duomo. Palazzo Pretorio e il castello dell’Imperatore sono raggiungibili a pochi passi. Possiamo dire di trovarci nella zona più bella della città».

L’appartamento ha splendidi soffitti dipinti. I pavimenti conservano le cementine e il cotto. Sabrina e Alessandro restano abbagliati: «È stato un vero colpo di fulmine». Certo gli occorreva una rinfrescata. Erano più di vent’anni che nessuno abitava qui. Bisognava consolidare gli affreschi. Ripulire e ripassare gli infissi originali di legno. Riaprire le vecchie porte murate nel tempo.

«L’approccio è stato conservativo – spiegano – La nostra idea guida: tenere fermi i vecchi valori, rughe e anzianità». La cornice quindi resta identica: antica e importante, mantiene tutta la sua carica espressiva, solo si adatta alle nuove esigenze di ufficio in termini di comfort e tecnologia.

«Però niente effetto museo, tutt’altro. Ci piace parlare di contrapposizione epocale. Non abbiamo contrastato il passato, ma nemmeno l’abbiamo lasciato immobile nel tempo». E in effetti questo spazio presenta un’atmosfera rilassata e famigliare. «Più che un ambiente di lavoro lo scambieresti per un interior domestico» dicono Sabrina e Alessandro.

Come a casa, le sale riunioni sono salotti dal sapore vissuto, piene di oggetti che raccontano di loro e di quello che fanno. Disseminate di raccolte personali, libri, disegni e progetti. Secondo l’originaria suddivisione, gli uffici risultano disposti in successione, uno dopo l’altro, senza corridoi. E la cucina, in un angolo dello studio, diventa momento di condivisione del team di lavoro e di intrattenimento coi clienti, che li vengono a trovare per pranzare nel dehors.

Il tutto uniformato dall’azzurro polvere scelto dagli architetti per le pareti delle stanze, lo stesso usato per laccare le nuove scaffalature industriali e gli antichi mobili in legno incassati a muro. Il contenitore perfetto da riempire con la selezione di arredi moderni di design raccolti negli anni dalla coppia. Icone degli Anni 60 e 70 originali francesi e italiani che convivono alla perfezione con le pitture classiche. «Ico Parisi, Gastone Rinaldi e Bbpr tra i preferiti, insieme a pezzi trovati ai mercatini delle pulci». È un bel mix. Completato da opere d’arte e memorabilia. Oggetti che hanno storie e provenienze differenti si mescolano e stratificano, per iniziare insieme un nuovo racconto.