La nuova vita di un antico maso nei Carpazi, che oggi rinasce come raffinata guest house. Grazie al restauro rispettoso dell’interior designer Daniela Hradilová
Tra le cime dei Carpazi nella Repubblica Ceca nord-orientale, nel paesino di 2.800 anime di Čeladná, il flusso di turisti non ha ancora raggiunto numeri esorbitanti e le persone si recano qui per fare trekking e riposare in un isolamento silenzioso. La designer Daniela Hradilová e il marito Petr, già proprietari di un piccolo boutique hotel, sono innamorati del luogo e desiderano traghettarlo nel futuro senza dimenticare le sue origini contadine.
Così, accanto alla prima struttura ricettiva, hanno inaugurato anche una guest house con posto per quattro persone – più due che si possono accomodare sul divano letto – letteralmente immersa nella natura. La casa Mezi Lukami – letteralmente “tra i prati” – è un maso del XIX secolo ristrutturato con garbo e cura. Acquistato in pessime condizioni perché la precedente proprietà non aveva né l’interesse né i mezzi per prendersene cura, è stato prima spogliato di tutte le aggiunte non originali e poi adattato alla nuova destinazione d’uso ricettiva.
I lavori sono stati lenti e ben ponderati, come racconta Hradilová: “Un aspetto essenziale che accomuna tutti i miei progetti è che vengono realizzati con molta riflessione e grande tranquillità. Li affronto come in punta di piedi, con rispetto e umiltà per gli edifici e per le persone che ci hanno vissuto o che ci vivranno. Le emozioni sono il bene più grande che abbiamo, e io cerco di creare continuità tra il passato di un luogo, il presente e il suo futuro”.
Abituata a disegnare schizzi in loco e solo successivamente a trasformarli in cad e proiezioni 3D, la designer aggiunge e toglie il peso come da una vecchia bilancia a piatti per trovare il perfetto punto di equilibrio tra elementi originali e interventi contemporanei. Nella sua visione, infatti, la gestione rispettosa degli edifici antichi – come quello del Mezi Lukami – non ha come obiettivo la loro ricostruzione, ma piuttosto è un modo per dare continuità alla loro storia. I manufatti non vengono cristallizzati, trasformati in musei, ma vengono fatti vivere nuovamente. In questo caso è stata cambiata la disposizione degli ambienti interni per ottenere una circolazione più funzionale.
“La nostra, come ogni casa tipica di questa regione, è un bungalow in legno a pianta rettangolare, diviso in tre sezioni, a ciascuna delle quali è stato assegnato un ruolo speciale. La sala d’ingresso al centro della casa fungeva anche da cucina. Da un lato c’era la sala, ovvero lo spazio abitativo e sociale principale, dall’altro la zona destinata a deposito agricolo. All’ingresso e all’uscita del salone si trovavano un patio e un riparo che formavano un’area di protezione e servivano come deposito per la legna o gli attrezzi”.
Oggi gli interni comprendono due camere da letto e un’area living al piano terra, collegate al livello superiore adibito ad area relax. Interventi puntuali di artigiani locali hanno permesso di salvare i muri fatti con massi di diverse dimensioni e la travatura in legno, mentre i pavimenti in pietra sono stati sostituiti ma provengono da un edificio coevo e, pertanto, rispettano il sapore antico dell’abitazione.