ARCHITECTS AT HOME
A casa di Paola Navone

In un grande cortile della Milano industriale, la casa di Paola Navone trasmette una speciale e intima essenza mediterranea. Che si respira perdendosi nei colori dell’acqua e del mare. O attraversando un anarchico ‘bidongarden’ di rampicanti, arbusti ed erbe aromatiche

La casa di Paola Navone raccoglie in una sintesi tutte le sue performance e il suo senso del vivere i luoghi. È come se il suo spazio fosse il laboratorio in cui nascono le idee. Non a caso la casa è al piano superiore dell’area post industriale che accoglie il suo studio, lì dove si produce ciò che sboccia dalla fervida mente di Paola e dal suo modo di abitare, dando forma ai suoi appunti su sensazioni, colori, forme, superfici, impressioni raccolte dal suo continuo viaggiare.

“Il viaggio è il mio modo di respirare, non importa quanto lontano. Viaggio inteso come forma di pensiero. Come modo di essere. Come occhio nomade che non smette mai di guardare, di stupirsi e di creare connessioni tra le cose più diverse”, dice come suo mantra Paola. “Un’esperienza totale, dove accumulo immagini che finiscono nel bidone della mia testa. E da lì, all’improvviso, tiro fuori qualcosa. Sono una nomade che ama mettere radici in tanti luoghi”. Radici che sono fiorite in un grande cortile della Milano industriale condiviso con officine e laboratori.

Per raggiungere l’ingresso si cammina attraverso un rigoglioso ‘bidongarden’. Un giardino anarchico e post industriale di erbe, rampicanti e arbusti cresciuto in bidoni di colore blu indaco, che da solo sboccia, appassisce, rinasce e a volte si autosemina.

Sotto c’è lo studio che non ha perso la sua bellissima aria di opificio. Sopra la casa. Una casa che è uno spazio aperto in cui aria e luce circolano liberamente e il rumore della città non entra. Uno spazio dall’aria incompiuta e imperfetta e un accumulo fantasioso di cose, ciascuna con la sua piccola storia da raccontare, dove la luce gira in libertà, senza ostacoli. E dove gli oggetti recuperati vivono la loro seconda vita, trovano il loro posto.

Ci sono gli oggetti di Paola Navone designer. Il grande divano Gervasoni rivestito con tessuti Rubelli. Le sedie disegnate per Crate and Barrel e i tavolini Poliform e Baxter. Ci sono cose arrivate in valigia da qualche viaggio. Splendidi esempi di no-name design che svelano la passione di Paola Navone per l’Oriente e il Sud del mondo, dove qua e là ha affondato alcune delle sue radici.

Ci sono pezzi unici mescolati a collezioni di oggetti accumulate per una prassi che chiama “antropologia delle cose”. Per esempio la collezione di bellissime e panciute ceramiche del Sud della Francia o la collezione di ceramiche turchesi provenienti dalla Thailandia, incastonate come un mosaico tridimensionale in un muro.

Poi c’è la cucina. Grande. Professionale. Stracolma di pentole, ciotole, contenitori, attrezzi e oggetti domestici di ogni tipo e di ogni luogo. Una casa che trasmette anche una speciale e intima essenza mediterranea. Che si respira perdendosi nei colori dell’acqua – blu, indaco, turchese, verde acquamarina, ottanio – e toccando i materiali. I sassi e le piastrelle in cemento fatti per camminarci a piedi nudi. E guardando i tanti oggetti ispirati al mare, primo fra tutti l’enorme pesce rosso realizzato da ceramisti di Albissola che domina dal soppalco.