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A casa di Arnaud Masson

A Bruxelles, un’importante ristrutturazione ha dato vita a una residenza con un giardino-terrazza su più livelli. È la casa del designer e imprenditore immobiliare Arnaud Masson: un trionfo di grigi, neri e tonalità dark. Per un’esperienza domestica immersiva, con tocchi di street art

Raffinato e rilassante, il grigio è una tinta molto amata da architetti e designer. Nella casa di Arnaud Masson a Bruxelles, nel quartiere Châtelain, questo colore si mostra in più varianti, trasformando lo spazio in una tana accogliente dove superfici scure dalle texture eterogenee danno vita a un habitat ammaliante. “Ero stanco del design moderno e degli oggetti perfetti” dice il proprietario, imprenditore edile alla guida di Permis de Construire. “Volevo liberarmi del non-essenziale per abbracciare una semplicità autentica ed esplorare un nuovo modo di rivelare la bellezza dell’imperfezione”.

In quest’ottica Masson ha reclutato lo studio di architettura K2A, con cui lavora da tempo, per un progetto realizzato con materiali naturali e dai toni decisamente dark. Un’impostazione che si è tradotta in pareti rivestite di argilla e nutrite con olio di lino, infissi e pavimenti in rovere fumè o in pastellone – calce e polvere di marmo – e cucina e bagni in tadelakt, rivestimento a base di calce marocchina che viene applicato seguendo tecniche secolari.

Il risultato è un involucro morbido e terroso, nel contesto di una ristrutturazione che ha portato all’unione di due case a schiera del XIX secolo in una residenza su sei piani, disposta su 650 metri quadrati di superficie e composta da quattro camere da letto, due uffici e un ampio soggiorno con cucina, sala da pranzo, salotto e bar.

Vi si aggiungono un bagno e un’ampia zona open air arricchita da una parete con rivestimento cementizio nero – in linea con gli interni – e da una terrazza sul tetto piantumata con erbe e impreziosita da una scultura. Ispirato alla filosofia giapponese wabi-sabi, il design minimale dell’appartamento, mix di lusso e sobrietà, comunica un’energia quasi primitiva raggiunta non senza sfide tecniche significative, vedi l’innesto di tronchi d’albero nella scala – punto d’incontro tra dentro e fuori – e l’installazione di una finestra aggettante alta sette metri: un cubo per la stanza dei bambini con protezione in muratura e specchio anti-vertigini interno.

“Ciò che conta in una casa è il senso di benessere immediato che si avverte non appena si varca la soglia”, sostiene Masson. “L’aspetto unico e versatile di un luogo è fondamentale: mi piace l’idea di creare un bozzolo dove ricaricarsi accanto al camino, ma anche da condividere con tante persone”. Il riferimento al camino non è casuale: qui lo troviamo integrato alla base della scala, circondato da pezzi iconici quali la poltroncina Rar disegnata da Charles e RayEames nel 1950 e i divani Ghost di Paola Navone.  

Linee pulite e dimensione tattile giocano un ruolo primario in un approccio che non esclude soluzioni di tipo funzionale, dalla domotica perlopiù invisibile – per regolare illuminazione, riscaldamento e impianto audio – alle scatole in legno montate a mensola sull’asta metallica della doccia per nascondere spugne e detergenti. Ma è grazie all’omogeneità cromatica che l’ambiente trasmette istantaneamente una sensazione di calma: anche i banchi di lavoro della cucina e del bar, così come i lavabi e la vasca freestanding nella sala da bagno, sono stati rivestiti in tadelakt per armonizzarsi con il resto, e se nella camera da letto principale la parete-testiera su misura è stata verniciata in nero opaco, nella stanza degli ospiti si è optato per una boiserie foderata con flanella di lino grigio.

Spezzano il ritmo solo alcuni elementi, tra cui le lampade sferiche in resina chiara della collezione Résilles di Coralie Beauchamp, sospese sul tavolo da pranzo a mo’ di lune, e le opere dello street artist Ted Nomad: sua l’enorme testa di scimmia riprodotta sul muro in fondo al giardino, un intervento che rafforza l’atmosfera da ‘giungla urbana’ della casa, mentre all’interno sfilano lavori di autori diversi, tra cui il pittore e graffitista belga Denis Meyer. Tra nuance scure sfumate e mixate fra loro, pareti e mobili sembrano mimetizzarsi nello spazio. Per un effetto sofisticato e avvolgente.