HOTEL
Palazzo Petrus

Un’ipnotica alternanza di fasce bianche e nere, di basalto e travertino. Gli interni del nuovo boutique hotel firmato Giuliano Andrea dell’Uva strizzano l’occhio agli stilemi del duomo di Orvieto

Nel centro di Orvieto, l’architetto Giuliano Andrea dell’Uva firma la ristrutturazione di una dimora signorile del Quattrocento, convertendola in un boutique hotel. Gli affreschi slavati dal tempo di Palazzo Petrvs – progettato per un facoltoso notaio dell’epoca e ora di proprietà di Raffaele Tysserand – rivelano un’origine colta, sviluppata attorno al monumentale Duomo di Orvieto.

Eretta alla fine del Duecento, la cattedrale, con facciata in mosaico dorato e rivestimento a fasce di basaltina nera e travertino bianco, esibisce un’architettura che trascende i canoni del gotico italiano. Le sue linee orizzontali bicromatiche, infatti, trasmettono un senso di equilibrio e di inaspettata contemporaneità. Lasciandosi influenzare da questo capolavoro architettonico, Giuliano Andrea dell’Uva ne riecheggia la grafica in tutta la struttura ricettiva, a partire dai divanetti in muratura rivestiti in cotto della corte interna, ispirata ai riad marocchini.

“Volevo che il giardino, progettato intorno a una fontana, sembrasse l’evoluzione di quegli spazi urbani che mi avevano impressionato fin dall’inizio”, spiega l’architetto. Da qui una scalinata in pietra conduce al piano nobile caratterizzato da dettagli in basaltina nera e travertino, marmi che animano la facciata del Duomo. Un lungo lavoro di restauro ha portato alla luce i soffitti affrescati, creando nuove connessioni tra gli spazi.

“Volevamo rendere il nostro intervento quasi invisibile. Il desiderio era quello di far vivere agli ospiti una sorta di grand tour contemporaneo, senza alterare il contesto originale”. Così, dell’Uva ha trattato le pareti con intonaco in argilla di Matteo Brioni. Collaborando con maestranze locali, ha poi dato origine al mosaico in terracotta esterno, ai pavimenti bicolore e ai lavabi in pietra grezza dei bagni.

La passione dell’architetto per lo stile scandinavo si fonde con le atmosfere mediterranee delle nove camere, decorate con pezzi di design contemporaneo. Ne sono esempi il tavolo Superloto di Ettore Sottsass, la Chaise longue Anni 60 di Tito Agnoli per Bonacina, e la sospensione Ray di Draga & Aurel.

A protrarre il gioco dei rimandi bicromatici, una scala optical realizzata in cotto bianco e nero, conduce alla suite ricavata in un’antica torre. Dentro, un letto disegnato su misura rivestito con un tessuto a righe gode di una magnifica vista sul Duomo, ripristinando l’antica funzione di vedetta. Perché l’evoluzione stilistica e funzionale di Palazzo Petrvs non cancella le tracce del suo passato, né di chi nei secoli lo ha abitato.


Questo articolo è estratto da Guest 35. Sfoglia il numero