Un’oasi di pace tra gli ulivi della Valle d’Itria. È il nido di Ninì Bonavoglia, art advisor internazionale e da qualche anno anche ceramista e scultore. Una casa di campagna dal gusto berbero. Con un trullo trasformato in atelier
Ninì Bonavoglia è scultore, ceramista e consulente d’arte. Nella sua casa in Valle D’Itria sfilano delle stuoie berbere comprate nel Maghreb sulle quali campeggia il simbolo dell’amazigh, in lingua tuareg ‘uomo libero’. Una suggestione dal significato profondo: è proprio per brama di libertà che l’artista barese – che dopo gli studi tra Milano e Parigi ha vissuto per dieci anni a New York e per altri sei a Londra – ha deciso di regalarsi un’oasi di relax nella sua Puglia, in Valle d’Itria, non lontano da Ostuni.
A spingerlo, il ritorno nella sua terra durante la pandemia, dopo un primo lockdown trascorso in Patagonia: “Essere a stretto contatto con la natura mi ha rigenerato al punto che ho sentito il bisogno di cercare un luogo dove rifugiarmi per riscoprire le mie radici”, racconta. Un appezzamento di due ettari e mezzo, ricco di ulivi e mandorli, alla fine di una strada sterrata, gli ha consentito di esaudire il suo desiderio. È qui che Ninì ha coinvolto la sorella Francesca nel progetto – a partire da vecchi ruderi di ovili – di una dimora estiva chiamata, appunto, Amazigh.
La compongono due unità indipendenti a un solo piano, caratterizzate da pareti esterne bianche e forme lineari, e connesse tra loro da un giardino di piante grasse, ulivi, cespugli ed essenze, dove, tra i tipici muretti in pietra a secco, si estendono una piscina, pergolati e terrazze, di cui una sul tetto. All’interno, la proprietà comprende quattro camere da letto con bagno privato, due cucine e due soggiorni, e, in continuità con l’area open air, presenta una predominanza di legno, bambù e rattan, per un effetto rural-chic.
Anche le grandi finestre in ferro industriale creano fluidità tra dentro e fuori, e a rendere il tutto particolarmente affascinante è l’assortimento di ceramiche realizzate ad hoc dallo stesso Bonavoglia durante la fase di costruzione. “Lavorando in loco ho potuto integrare nel progetto diversi elementi, dalla cornice del camino nella zona giorno alle maniglie delle porte”, spiega Ninì, che, ispirandosi alle regioni berbere visitate in più occasioni, ha voluto una palette cromatica di bianchi e toni terrosi opachi, nonché volumi ad arco e oggetti artigianali tunisini.
Ma non mancano anche opere d’arte contemporanea, fotografie d’autore e pezzi di design italiano da collezione: lampade di Ignazio Gardella, Gino Sarfatti e Vico Magistretti, divani di Mario Bellini e De Pas, D’Urbino e Lomazzi, sedute di Franco Albini. Nell’insieme, il risultato rispecchia la personalità del proprietario, con soluzioni come, da un lato, la parete in maglia di metallo nella camera da letto principale – che nasconde un armadio e su cui è appeso un ritratto del XIX secolo, raffigurante il torso nudo di un uomo, acquistato all’asta – dall’altro lato, il bagno con doccia in granito rigato, la cui estetica molto decisa contrasta con il resto dell’abitazione.
“Non mi sono mai sentito completamente a casa in nessuno dei luoghi in cui ho vissuto, mentre qui mi sento in pace”, riflette Bonavoglia che, sullo stesso terreno, in un antico trullo, si è ricavato un atelier con muri in sasso e ingresso ad arco dove dare sfogo alla sua creatività.