Un monolite muto di geometria e poesia immerso nella campagna cilena: Luna House di Pezo von Ellrichshausen è una composizione austera ma intricata, dove il brutalismo incontra il minimalismo. E la luce modella lo spazio come un’eco della natura
Una fortezza modernista e minimalista. Un monolite severo, elegante e muto. Luna House resiste a qualsiasi classificazione convenzionale: non è semplicemente una casa, né propriamente un museo, ma qualcosa di più contemplativo e raccolto. Un’architettura che richiama la forma di un chiostro, dove il rigore geometrico si intreccia a una sorprendente complessità spaziale.
Situata a Santa Lucía Alto, ai piedi della cordigliera delle Ande, nel cuore della campagna cilena, Luna House è la nuova base operativa e residenza privata di Pezo von Ellrichshausen, lo studio fondato da Sofía von Ellrichshausen e Mauricio Pezo. Incastonata in un paesaggio rigoglioso, fatto di foreste fitte, pianure fertili e cime maestose, l’opera si mimetizza nel territorio pur mantenendo una presenza potente, quasi solenne.
All’apparenza un unico grande blocco in cemento armato, l’edificio è in realtà composto da dodici strutture autonome, disposte in una griglia rigorosa attorno a quattro cortili. I volumi, separati da giunti sismici visibili, si differenziano per forma e proporzioni ma sono uniti da un’impostazione geometrica severa e coerente: una pianta quadrata attraversata da una croce asimmetrica che distribuisce gli spazi tra perimetro e nucleo.
Nonostante il terreno presenti un’inclinazione naturale, il complesso mantiene un livello di copertura uniforme. Per ottenere questo effetto, gli edifici sul lato ovest sono disposti su due piani, mentre gli altri si sviluppano su un unico livello.
Il linguaggio architettonico riflette la cifra espressiva dello studio: un incontro misurato tra brutalismo e minimalismo. Le forme sono nette, le superfici grezze, il cemento lasciato a vista. Tuttavia, l’austerità materica è mitigata da elementi naturali: la luce, il verde, l’acqua. “Luna House non è solo uno spazio per la produzione artistica e architettonica, ma anche per la coltivazione di giardini e frutteti”, spiega Sofía von Ellrichshausen. “Nonostante l’opacità materica e grezza, la casa diventa uno sfondo neutro in cui la vita può dispiegarsi”.
I cortili – ciascuno con un’identità propria – scandiscono la composizione con ritmi differenti: uno si allunga seguendo l’orografia e il corso del sole, un altro, perfettamente piano, incornicia un flusso d’acqua che collega un albero solitario e due estremità triangolari. Il terzo ospita un giardino di fiori circolare e l’ultimo, il più ampio, si apre in uno stagno ombreggiato da alberi secolari. È da quest’ultimo, la cui dimensione corrisponde a quella di una medialuna – l’arena per il rodeo della tradizione rurale cilena – che l’opera prende il nome.
All’interno, le funzioni si sfumano: spazi domestici, studi, aree espositive e ambienti semi-aperti si susseguono senza soluzione di continuità. Ogni stanza è definita da aperture diverse – finestre circolari, fessure verticali, lucernari – che modulano la luce e suggeriscono atmosfere cangianti: intime, solenni, raccolte. Le pareti massicce, le altezze variabili, il passaggio quasi impercettibile da un piano all’altro rafforzano il senso di introspezione e di silenziosa monumentalità.
“Luna House è un capolavoro geometrico in cemento”, concludono gli architetti. “Una composizione architettonica simile a una fortezza, frammentata ma al contempo unitaria, austera ma intricatissima, che bilancia la solitudine monastica con un’esperienza spaziale fluida. Plasmata dalla luce e dall’aria, dal bilanciamento tra pesi e vuoti e dalla natura”.