STUDIO VISIT
Valerio Berruti

La casa atelier nelle Langhe dell’artista Valerio Berruti. Celebre per le sue sculture, creazioni e installazioni sul tema dell’infanzia. Ora in mostra al Palazzo Reale di Milano

Le sue opere sono proprio ora protagoniste di una mostra al Palazzo Reale di Milano – visitabile fino al 30 novembre – popolata da grandi installazioni, interattive e scenografiche. Sculture, proiezioni e “meccanismi” scenici… una vera e propria giostra di visioni – ed emozioni – sulla quale Berruti ci invita a salire, conducendoci attraverso la meraviglia delle sue opere, in un percorso che partendo dall’infanzia – il momento in cui tutto può ancora succedere – tocca temi universali. Valerio Berruti, piemontese di nascita, da sempre ha voluto essere artista, senza dubbi e ripensamenti. È aperto a sperimentazioni, collaborazioni e crossing artistici ed è, allo stesso modo, saldamente radicato nel suo mestiere, nella sua terra, nella sua casa.

Considera il primo non un lavoro bensì un privilegio che non lo costringe alla ripetizione, agli orari, alla gerarchia. Alla seconda, la sua casa atelier, è legato da un rapporto profondo che si nutre ogni giorno del paesaggio nel quale è immersa. Affacciata sulle Langhe, la residenza che ha richiesto ben quattro anni per giungere al suo stato definitivo è circondata dalle colline che producono vini di statura internazionale, punteggiate di campanili e dalla macchia verde dei noccioleti. “Ho vissuto per quindici anni in una piccola chiesa sconsacrata del Settecento a Verduno, un paese non lontano da Alba dove vivo ora”, racconta. “L’avevo acquistata e restaurata nel 1995 ed è stata casa e atelier finché, con la nascita di due figli, si è imposto un cambiamento”.

Dall’incontro con Giuseppe Blengini, fondatore dello Studio di architettura SBGA I Blengini Ghirardelli, anch’egli piemontese, è nato un progetto unico e complesso, frutto di uno stretto lavoro a quattro mani, un dialogo fatto di appunti volanti, di schizzi tracciati su tovaglioli di carta, di telefonate a distanza. “Valerio”, sorride l’architetto “è stato committente e mio assistente contemporaneamente”. Perché sul cantiere ogni giorno c’era soprattutto lui, l’artista, che seguiva passo passo un gruppo di artigiani del posto, appassionati al progetto. “Nascevano i montanti e le tegole del rivestimento esterno, le betoniere giravano per produrre il cemento con il quale creavo un paio di pannelli dell’ampia sequenza che riveste la parete che dall’atelier porta alla zona più privata”.

A decidere la posizione dell’edificio, l’orientamento degli spazi, le aperture verso l’esterno sono state le diverse prospettive sul paesaggio. I vigneti che salgono verso la casa, la città di Alba che si estende in lontananza, le campiture dei prati: l’edificio è al loro servizio. Fino al tetto, che piega le sue falde come un origami per creare una terrazza osservatorio. I materiali sono frutto di un lavoro molto preciso, dal rivestimento esterno in pietra di Langa, ritmato da inserti in cemento armato colorato in pasta, fino al cemento grigio dell’atelier che contrasta con il legno onnipresente nei mobili e nei pavimenti, tutto proveniente da un’unica partita di rovere. “Abitare e lavorare in spazi contigui offre grandi vantaggi”, afferma Berruti. “Se mi capita di notte di svegliarmi spinto da una nuova idea e dal desiderio di concretizzare qualcosa, scendere nell’atelier è estremamente facile”.

Berruti è un artista che non si presta a definizioni concettuali, si direbbe, al contrario, un umanista che pone al centro della sua arte la figura umana, rappresentata attraverso un’ampia gamma di materiali. Juta, lastre di acciaio, resine, affresco, video, gesso, sono il supporto per rappresentare figure quasi sempre infantili, colte in pose diverse, frontali o di spalle, maschili e femminili, per lo più silenziose e assorte. È facile per lo spettatore identificarsi, proiettare se stesso in quel delicato momento in cui tutto è in divenire.

Accennati e sospesi nel tempo, i bambini di Berruti sono lo specchio di una condizione umana, figure iconiche nelle quali ciascuno di noi può riconoscersi. Sono presenti in molti angoli della sua abitazione, tracciano i percorsi con il loro sguardo di quieti osservatori. Il loro successo è stato ampio e internazionale con mostre in Giappone, Sud Africa, Cuba; un rapporto privilegiato con la galleria Marcorossi artecontemporanea e la partecipazione alle Biennali veneziane.

Nel percorso di Berruti, la scintilla sembra scoccare spesso in coincidenza di incontri perlopiù musicali tra cui Ryuichi Sakamoto e Ludovico Einaudi. Un’alchimia analoga deve essersi verificata affinché la casa potesse concretizzarsi e la scintilla è scoccata incontrando Giuseppe Blengini. È nata così un’opera architettonica coraggiosa, che, spiega l’architetto “unisce in modo deciso gusto e bisogni concreti. I miei anni di formazione nello Studio di Daniel Libeskind mi hanno insegnato a osare, a non temere gli ostacoli, e trovare piuttosto soluzioni senza preconcetti”. Il risultato è una dimensione aperta, da vivere intensamente in ogni attimo, e studiata per accogliere le esigenze di tutti coloro che la abitano.

Questo articolo è estratto da The Book 28. Sfoglia il magazine