ARCHITETTURA
Clay Rise

Clay Rise, prima opera dello studio Templeton Ford, reinterpreta le case in mattoni del Sussex con un tetto curvo a tre livelli, una struttura prefabbricata in legno e un layout flessibile, progettato per evolvere con la famiglia

Lo studio Templeton Ford reinterpreta l’archetipo della casa del Sussex con Clay Rise, una residenza immersa nel paesaggio rurale di West Hoathly. Progettata e costruita per la propria famiglia dall’architetto Andre Templeton Ford, la casa rappresenta il debutto dello studio, fondato nel 2025 dopo lunghe esperienze in studi di architettura internazionali.

Clay Rise nasce in continuità con il tessuto edilizio del villaggio – fatto di cottage in coppi di argilla, murature in mattoni fatti a mano e una radicata tradizione artigianale – ma sceglie di rileggerne i codici con un linguaggio contemporaneo. A caratterizzare l’edificio è soprattutto il profilo curvo e a tre livelli della copertura, un sistema di tetti sfalsati e avvolgenti che trasformano l’immaginario della classica casa in mattoni in una figura più fluida e dinamica. Le falde si incurvano e si abbassano fino a incorniciare le aperture dei tre piani, affacciati sui campi e sul profilo lontano delle South Downs.

Il linguaggio materico è intimamente legato al sito. La struttura è realizzata con un sistema prefabbricato di pannelli in legno, scelto per precisione, rapidità, controllo dei costi e ridotto impatto ambientale. L’ossatura dell’edificio è stata montata in sole due settimane, un aspetto determinante per un architetto che ha assunto anche il ruolo di contractor.

Il rivestimento esterno è invece in mattoni locali, prodotti con la stessa argilla estratta dal terreno del lotto, che costituiscono la base muraria su cui si innesta un rivestimento in tegole di argilla rossa, in continuità cromatica e tattile con i tetti. Una linea di imposta continua segna il punto d’incontro tra muratura e copertura, avvolgendo il perimetro e sottolineando l’orizzontalità del volume. Sul retro, dove l’edificio è parzialmente incassato nel pendio di circa 1,5 metri, la massa in mattoni si fa più presente, ancorando l’architettura al profilo del terreno.

Il tetto curvo a tre livelli nasce come risposta giocosa ai vincoli urbanistici del Sussex. Un gesto che riduce l’impatto visivo, mantiene le altezze contenute e conferisce alla casa un’identità forte e riconoscibile

L’inserimento di Clay Rise nel sito non è solo figurativo ma topografico: la casa viene letteralmente scavata nella collina, generando all’interno un sistema di piani sfalsati e all’esterno un naturale declivio erboso verso il giardino posteriore.

Questo gesto consente di ridurre l’impatto visivo dell’edificio, creare relazioni diverse con il paesaggio e rendere possibile un doppio accesso a livello del suolo per le due unità abitative. Il progetto nasce infatti come abitazione multigenerazionale: al livello più basso si sviluppa un appartamento a sé stante con due camere da letto, pensato per il nucleo più giovane della famiglia, mentre i due piani superiori accolgono gli spazi principali per i genitori e i nonni, con una zona giorno estesa, cucina e pranzo, e una suite padronale affacciata sul paesaggio.

La distribuzione interna è concepita per offrire autonomia e, al tempo stesso, continuità tra le diverse generazioni. La casa può funzionare come due unità indipendenti – con ingressi a quota terreno su livelli differenti – ma è internamente connessa da una scala sinuosa, tagliata a controllo numerico (CNC) e rifinita in intonaco di calce, che diventa elemento scultoreo e cerniera spaziale.

La progettazione per il lungo periodo è uno degli assi portanti del progetto. I 193 metri quadrati complessivi sono predisposti per future trasformazioni: sia al livello inferiore sia all’ultimo piano possono essere ricavate nuove stanze, destinate a camere aggiuntive o a spazi di lavoro. La camera principale è pensata per poter essere facilmente suddivisa in due ambienti distinti, mentre gli impianti – dal riscaldamento a pavimento ai circuiti elettrici – sono stati dimensionati e tracciati prevedendo possibili cambi d’uso, dalla presenza di caregiver alla creazione di alloggi per ospiti o locatari, fino alla trasformazione del piano terra in ufficio o in ampia suite con cabina armadio. In questo senso, Clay Rise è una struttura aperta, predisposta a evolversi senza interventi strutturali invasivi.

Prefabbricazione in legno, mattoni locali ricavati dall’argilla del sito e riuso di elementi d’arredo: Clay Rise intreccia efficienza costruttiva e cura artigianale

La ricerca di equilibrio tra appartenenza al contesto e identità autonoma guida tanto l’architettura quanto gli interni. All’interno, Clay Rise è definita da una sequenza di spazi luminosi, fluidi e tattili. Le linee curve che modellano il tetto trovano eco nelle geometrie delle pareti, della scala e degli elementi di arredo fisso, introducendo una morbidezza controllata che mitiga la solidità dei volumi. Le pareti intonacate a calce, dai toni caldi e neutri, creano un fondo materico continuo, mentre i pavimenti in legno e in pietra, insieme alle strutture e alle cornici in legno a vista, stabiliscono un dialogo diretto con i materiali esterni.

Le aperture sono calibrate per incorniciare in modo selettivo il paesaggio: le finestre con profondi imbotti in sapele – un’essenza esotica dalle venature marcate e dal tono caldo – enfatizzano lo spessore delle murature e trasformano le soglie vetrate in sedute, appoggi, punti di osservazione verso i campi e il cielo.

Sul fronte nord, un ingresso più alto e una finestra a doppia altezza rivelano la scala principale e la generosità interna dei volumi, mentre sul lato sud una parete arretrata e completamente vetrata apre la zona giorno sul giardino, garantendo luce naturale e continuità visiva tra interno ed esterno.

L’illuminazione artificiale lavora in sottrazione, restando quasi invisibile. Corpi illuminanti integrati nelle curve e nelle rientranze di soffitti e pareti sottolineano le linee dell’architettura. Il progetto di interni, curato dalla stylist Jessica Templeton Ford, combina pezzi su misura, arredi di design e ritrovamenti antiquari con un approccio calibrato. Una tavola da pranzo scultorea in pietra convive con icone del design come la Tongue Chair rossa di Pierre Paulin, accanto a mobili e oggetti rustici selezionati attraverso un attento lavoro di ricerca in aste e mercati. Ne risulta un interno altamente curato ma mai compiaciuto, coerente con la sobrietà dell’architettura.

La casa è progettata come struttura aperta e adattabile: due unità autonome, spazi trasformabili, impianti predisposti ai cambi d’uso e una domesticità pensata per accompagnare l’evolversi della famiglia

L’attenzione alla sostenibilità attraversa l’intero progetto, dalla concezione volumetrica ai dettagli costruttivi. L’orientamento dell’edificio è studiato per ottimizzare guadagni solari e ombreggiamento. Una profonda finestra a sud lascia entrare il sole basso in inverno, contribuendo al riscaldamento passivo, mentre la geometria del tetto e dei rientri limita il surriscaldamento estivo. La ventilazione incrociata è favorita da aperture operabili sui fronti est e ovest, mentre il vuoto centrale dello scalone funziona come camino termico, favorendo la risalita dell’aria calda e stabilizzando il comfort interno durante l’anno.

Sul fronte impiantistico, un sistema a pompa di calore aria-acqua alimenta il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria, supportato da alti livelli di isolamento e da serramenti doppiamente vetrati. La prefabbricazione in legno consente di contenere il consumo di materiali e di migliorare le prestazioni energetiche complessive dell’involucro. Il tema del riuso entra nella progettazione come scelta strutturale: una cucina e alcune dotazioni di servizio di seconda mano vengono integrate nel layout degli interni, mentre gli scarti della struttura lignea in cantiere sono riconvertiti in elementi di falegnameria su disegno, riducendo sprechi e rafforzando la continuità materica tra sistema portante e finitura.

In Clay Rise, Templeton Ford costruisce una sintesi attenta tra eredità locale e ricerca contemporanea. La casa accoglie le proporzioni e i materiali tipici dell’architettura del Sussex – mattoni, tegole, tetti inclinati – ma li piega a un linguaggio morbido, misurato ma audace, capace di risultare al tempo stesso familiare e nuovo. Non è un’operazione nostalgica: l’obiettivo dichiarato è quello di creare un edificio “amichevole e accessibile”, riconoscibile dalla comunità come parte del proprio paesaggio costruito, ma in grado di introdurre una diversa idea di domesticità rurale. Flessibile, inclusiva e orientata al futuro.