Nell’India centrale, lo studio Neelesh Chopda Architecture firma una casa colonica che recupera l’antica arte della terra battuta. Un’architettura tattile e sostenibile, dove materiali naturali e arredi artigianali dialogano con il paesaggio
L’antica arte della costruzione in terra battuta rivisitata in chiave contemporanea. Questo il cuore del progetto Fragrance of Earth di Neelesh Chopda a Betul, nel territorio indiano del Madhya Pradesh. Una casa colonica di 167 metri quadrati, sopraelevata su un terrapieno naturale e concepita come un’estensione del paesaggio. La silhouette sobria e le pareti nei tonui tenui della terra permettono alla struttura di fondersi armoniosamente con il circostante frutteto di mango, che copre quasi cinque ettari di terreno.
Architetto legato all’edilizia razionalista e all’importanza dell’equilibrio tra estetica, funzionalità e comfort anche psicologico, Chopda si è concentrato, in particolare, sul riuso di terra battuta locale, poi compattata in strati in fase di costruzione. Il suo obiettivo? Recuperare una tecnica costruttiva un tempo diffusa nella regione, ma oggi in gran parte dimenticata.
Il risultato è la creazione di una superficie tattile che cambia sottilmente nuance e consistenza al variare della luce. Non solo: il processo ha comportato la formazione di artigiani della zona, il che ha trasformato il progetto in un’esperienza di apprendimento condivisa.
Ciò che contraddistingue la residenza è la semplicità: solide pareti in terra color sabbia si abbinano a un tetto leggermente inclinato con finitura nera opaca. Quest’ultimo, più che da elemento architettonico dominante, funge da tettoia protettiva, ombreggiando gli spazi esterni.
All’interno, legno di recupero e materiali naturali rafforzano il legame con il contesto. Quando la luce del sole filtra negli ambienti domestici, rivela gli strati sovrapposti in terra cruda delle pareti rendendo l’atmosfera calda e avvolgente. Soffitti alti, pavimento in marmo striato e ampie porte scorrevoli in vetro donano luminosità e ventilazione, in un dialogo serrato tra dentro e fuori.
L’arredo essenziale accosta madie intarsiate con motivi geometrici, sedute in paglia intrecciata, tappeti in fibra vegetale, lampade a sospensione organiche e tocchi artistici. Quanto alla disposizione spaziale, è stata studiata per coniugare convivialità e privacy.
Tre camere da letto sono connesse attraverso un passaggio nel cortile che funge da collegamento tra zone private e aree comuni. Mentre soggiorno, pranzo e cucina si raccolgono al centro della pianta andando a comporre uno spazio perfetto per i momenti in compagnia.
Ma al di là dell’espressione architettonica, la casa racconta una storia più ampia. Gli operai di Betul e dintorni, imparata la tecnica durante il cantiere, l’hanno poi applicata nei villaggi vicini, dove hanno iniziato a realizzare abitazioni accessibili e sostenibili.
Tradotto: il progetto ha superato i confini del sito e riattivato un sapere che sembrava destinato all’oblio, generando valore duraturo.