RESTAURO
Masseria Caronte

Il restauro di Masseria Caronte, firmato dallo studio Margine in Salento, recupera l’anima dell’edificio originario. Che riemerge dalla pietra leccese, dalle volte e dall’antica corte centrale

Masseria Caronte è un interessante progetto di restauro realizzato dallo studio Margine nella campagna Salentina, tra Lecce e Vernole, in terre circondate da olivi e a pochi chilometri dal mare. La dimora rurale – dove un tempo si allevavano ovini e si producevano lana e filati – nel corso degli anni, dopo numerose attività insediate e anni d’abbandono, ha oggi subito un importante lavoro di recupero e riconversione in ristorante.

Su incarico di un gruppo di giovani imprenditori locali, Margine ha proposto un intervento rivolto a eliminare le numerose superfetazioni che si sono susseguite nel tempo e a restituire l’antico fascino dell’opificio.

Il nucleo originario della masseria si compone di un cortile recintato chiuso su tre lati da una cinta in pietra leccese alta tre metri eretta per proteggere il bestiame. Il quarto lato è un fabbricato in pietra costituito da tre stanze voltate utilizzate originariamente come opificio e all’occorrenza come ricovero degli animali.

Negli Anni 60, in adiacenza al fabbricato, sono stati aggiunti altri due corpi di fabbrica, con tetti lignei che negli anni si sono logorati e sono crollati. Con l’insediarsi di una pizzeria negli Anni 90, i solai sono stati ricostruiti in laterocemento per ospitare una cucina e un deposito. Negli stessi anni si sono anche realizzati due piccoli fabbricati destinati a bagni e deposito, edificati con muratura in blocchi di cemento e solai inclinati rivestiti con coppi in terracotta. Infine, una copertura posticcia in legno dell’hortus conclusus ne comprometteva irrimediabilmente la bellezza.

Prima dell’intervento, quindi, la struttura presentava numerose discordanze e incoerenze dettate da altrettante superfetazioni svolte senza nessun criterio conservativo. Il lavoro di Margine, allora, si concretizza in “un’architettura a sottrarre”, ovvero togliere le coperture posticce, eliminare le finiture incoerenti, camuffare le strutture antitetiche.

Nel riportare l’immagine pura e calda della fabbrica in pietra leccese, lo studio ha rifunzionalizzato gli spazi attraverso tre semplici episodi, mirati, essenziali e didascalici: un banco, un focolare, una quinta. Questi elementi, realizzati in pietra di tufo e finiti con scialbature a calce, si dichiarano come presenze contemporanee, distinguendosi per colore e materia rispetto alla fabbrica storica. Il disegno essenziale e il ricorso comune al cassettonato costruiscono una continuità visiva tra gli ambienti, introducendo una nuova gerarchia spaziale che però non entra in competizione con la struttura esistente, ma la asseconda.

Il banco organizza e definisce l’accesso, assumendo il ruolo di soglia tra lo spazio pubblico e quello di servizio. Il focolare connota la sala ricavata nel corpo edificato negli Anni 70, trasformandola in uno spazio fortemente identitario. La quinta, infine, risolve un’esigenza funzionale schermando l’antibagno e controllando le relazioni visive con le sale voltate. In tutti e tre i casi, il progetto si confronta con la scala e la materialità del luogo, affidando alla chiarezza del gesto la sua capacità espressiva.

Anche il cortile, liberato dalla precedente copertura posticcia, torna a essere il cuore pulsante della masseria. La nuova protezione è affidata a un dehors in corten, avvolto da un incannucciato lasciato grezzo e punteggiato da corpi illuminanti in terracotta, che nelle ore serali restituiscono una luce calda e raccolta.

Tavoli e arredi, disegnati ad hoc, riprendono gli stessi materiali – corten, pietra e legno – fino a comporre un insieme coerente, riconoscibile, costruito per addizione di pochi elementi essenziali. In questo equilibrio misurato tra nuovo e antico, Masseria Caronte ritrova le sue origini e si trasforma in un organismo capace di accogliere un uso contemporaneo. Senza mai smarrire identità, rispetto per il contesto e memoria.