Un recupero nella campagna di Ostuni: Tela Architettura trasforma l’esistente in un’architettura continua, materica e luminosa. Dove microcemento, calce e legno di noce definiscono spazi essenziali in dialogo con il paesaggio e la tradizione
Casa nell’agro di Ostuni, firmata da Tela Architettura, nasce dal recupero di un guscio in cemento abbandonato nella campagna pugliese. Piuttosto che demolire l’esistente, il progetto sceglie la via della continuità: la geometria originaria diventa la matrice di un’architettura silenziosa, radicata nel territorio e calibrata sulla logica della permanenza. L’intervento riorganizza gli spazi interni ed estende il volume, con precisione misurata, rivestendolo di materiali che appartengono al paesaggio e alla cultura locale.
La pelle dell’edificio è una sequenza fluida di microcemento sabbiato e intonaco di calce naturale, una superficie continua che scorre senza interruzioni dal pavimento alle pareti, inglobando sedute, gradonate, arredi fissi e persino gli elementi dei bagni. L’effetto è quello di un interno scavato in un’unica massa, dove la materia diventa struttura e atmosfera. Questa scelta richiama il carattere monolitico delle tecniche tradizionali nordafricane, reinterpretate però con un linguaggio essenziale e contemporaneo.
La luce completa il progetto. Le aperture vetrate, disegnate da sottili profili in ferro brunito, cancellano la soglia tra dentro e fuori, incorniciando gli ulivi secolari e le vedute sul mare. A nord, la luminosità diffusa avvolge gli ambienti in un chiarore uniforme. A est, il sole del mattino scalda le superfici con toni più morbidi; a sud, pergole leggere e il fogliame degli ulivi filtrano le radiazioni estive. In questo equilibrio, il legno di noce introduce pause visive e tattili: cornici, schermi e dettagli segnano i passaggi, dialogando con il rigore minerale dell’involucro.
Il soggiorno si organizza attorno al camino orizzontale, da cui si diramano piattaforme basse che regolano percorsi e funzioni, riducendo il ricorso a mobili indipendenti. Lo schermo in noce all’ingresso filtra senza dividere, introducendo una misura intima che nasce dalla densità e non dalla separazione. Nella zona notte, tre camere con bagno trovano nel paesaggio il loro contrappunto: aperture calibrate ritagliano porzioni di campagna, mantenendo privacy e ombra.
All’esterno, i muretti a secco in pietra locale definiscono terrazzamenti e percorsi, radicando la casa nella tradizione costruttiva contadina. La piscina a sfioro, in microcemento color antracite, si allunga verso il mare, trasformandosi in una lama d’acqua che riflette cielo e ulivi.
L’intero progetto si muove così tra rigore e quiete, tra gesto misurato e continuità materica, costruendo un’architettura che sembra emergere dal territorio, naturale e inevitabile.