ARCHITETTURA
Schloss Mauren

In Germania, un edificio del Seicento in rovina diventa la base per due nuovi volumi in acciaio e vetro, sospesi sulle fondamenta. Un intervento di Ingo Bucher-Beholz

Siamo a Mauren, tra Stoccarda e Tubinga, sui resti di un castello progettato all’inizio del Seicento dall’architetto Heinrich Schickhardt, distrutto da un bombardamento nel 1943. Da allora, per decenni del castello sono rimaste soltanto le strutture al piano terra, immerse nel giardino. Si deve attendere il 2005 perché l’architetto Ingo Bucher-Beholz affronti quel sito con una soluzione radicale e coraggiosa, ma rispettosa del contesto e della sua storia.

Due cubi residenziali contemporanei sono stati collocati al di sopra delle antiche murature, sostenuti da strutture in acciaio indipendenti. I nuovi volumi non gravano sulla costruzione storica, ma sembrano sospesi sopra di essa, lasciando leggibile la geometria originaria del castello.

È proprio nello spazio fra le due epoche che Schloss Mauren trova la sua dimensione più interessante. Sotto i nuovi cubi, l’antico impianto si trasforma in un grande atrio protetto, dove le murature storiche convivono con gli elementi contemporanei. Il risultato rifugge il carattere delle ricostruzioni filologiche e degli interventi mimetici, ma si fonda anzi sull’evidente distanza fra vecchio e nuovo.

Anche il rapporto con il paesaggio contribuisce alla trasformazione. Il complesso è immerso nella campagna della valle del Würm e il giardino completa gli spazi interni come un’estensione naturale del progetto. L’antica tenuta è stata inoltre restituita a una dimensione pubblica: il salone storico, il giardino e gli spazi all’aperto ospitano oggi eventi, workshop, concerti, matrimoni e incontri, con una cucina esterna, forno a legna e aree dedicate alla convivialità.

Schloss Mauren fa parte del portfolio di Urlaubsarchitektur, la piattaforma dedicata ai luoghi dell’ospitalità con particolare rilevanza progettuale, e ai luoghi destinati a eventi, workshop e occasioni collettive. Una scelta che trasforma la rovina in un luogo finalmente abitato e aperto alla collettività.