CASE
Atelier Ha

A Parigi, Atelier HA firma la trasformazione di tre studi d’artista Anni 60 in un appartamento stratificato. Con falegnamerie d’antan, velluti e tanti ricordi famigliari

Non una semplice ristrutturazione. Nel quartiere parigino di Montparnasse, Hugo Vince e Adèle Nourry di Atelier Ha hanno raccolto una sfida complessa: trasformare tre studi d’artista, rimasti intatti dagli Anni 60, in un unico appartamento di 140 metri quadrati, senza disperderne la memoria né addomesticarne il carattere.

«È stato durante gli studi alla scuola francese Camondo che siamo venuti a conoscenza di questo progetto, quando incontrammo senza saperlo il nostro futuro cliente», ha raccontato Vince. Un legame personale che ha ispirato un approccio misurato, fondato sul rispetto dell’anima di uno spazio appartenuto alla stessa famiglia per tre generazioni. Il brief era chiaro: integrare elementi ereditati dal nonno dell’amico committente, un ceramista, in una casa funzionale e confortevole. In una parola, contemporanea.

Le doppie altezze e le grandi superfici vetrate affacciate sui tetti di Parigi hanno suggerito una distribuzione lontana dai modelli convenzionali. «La planimetria è diversa da quella di un appartamento tradizionale, il che ci ha permesso di creare elementi modulari pur mantenendo un senso di spazialità», spiegano i progettisti.

Dotata di piani di lavoro in piastrelline di ceramica, omaggio alla storia famigliare del committente, la cucina è così diventata il fulcro dell’abitare, che collega le diverse zone giorno con un ampio pavimento piastrellato. 

Altro filo conduttore materico è rappresentato dal legno okoumé tinto, utilizzato per boiserie, arredi su misura e armadiature che incorporano nicchie, scaffali e passaggi: l’effetto è quello di una continuità visiva calda e profonda. In alcuni punti, la falegnameria accoglie opere d’arte – tra queste, le sculture in bronzo di Sylvie Mangaud – e oggetti selezionati dalla Galerie Paradis.

Dettagli decorativi come la foglia d’oro applicata a parete introducono accenti preziosi, ma mai ostentati. Quanto alla scelta dei mobili, è stata fondamentale per preservare il legame dell’abitazione con le sue radici: accanto a pezzi acquistati da antiquari parigini, ne sfilano altri appartenenti alla collezione di famiglia del padrone di casa. 

Tutto ruota attorno alla ricerca di un’eleganza sobria e di un’atmosfera casual e insieme sofisticata. Se la tavolozza cromatica è principalmente composta da bianchi, beige, marroni e verdi, non mancano tonalità più accese e solari: nel living, uno scenografico divano nero Terrazza – un cult disegnato nei primi Anni 70 da Ubald Klug pensando ai vigneti terrazzati – è abbinato a un tappeto grafico multicolore della designer Sibylle de Tavernost che regala un tocco di pop art all’allestimento.

Una scala in legno conduce ai livelli superiori arricchiti da lucernari, dove le camere da letto sospese sul vuoto, originariamente a doppia altezza, sono state adattate con tende spesse e vellutate per garantire privacy senza compromettere la percezione dello spazio. Ma la vera sorpresa è nel bagno: una vasca rialzata con vista sulla Torre Eiffel. Un gesto pacato ma anche audace, che invita alla contemplazione.