Artista bolognese, ma di fama internazionale, Francesca Pasquali tesse la trama della sua vita attorno alle sue stesse opere. In un podere di famiglia sulle colline, il luogo nel quale è cresciuta e dove finalmente ricongiunge tutti i fili della sua storia
“L’artista è un ricettacolo di emozioni che vengono da ogni luogo: dal cielo, dalla terra, da un pezzo di carta, da una forma di passaggio, da una tela di ragno”. Questa frase di Picasso – fortemente esplicativa del connubio arte e vita – calza a pennello con la modalità di fare arte di Francesca Pasquali. Artista bolognese di fama internazionale – il suo lavoro è rappresentato da prestigiose gallerie internazionali fra Firenze, Londra e New York – Francesca ha deciso di tessere la trama della propria vita attorno alle sue stesse opere (e viceversa) in questo podere di famiglia di ben dieci ettari nel quale viveva da bambina.
E dopo anni passati alla ricerca di altro, ha sentito l’esigenza di riabbracciare le proprie radici e di valorizzare il luogo nel quale è cresciuta, sulle prime colline bolognesi. “La necessità di questo ritorno alle origini si è fatta sempre più urgente via via che il mio lavoro si stava sviluppando”, ci racconta l’artista. “Il mio vecchio studio era un magazzino freddo e buio che, con l’andar del tempo, è risultato insufficiente a contenere tutto il materiale di produzione, oltre che la mia grande quantità di opere. Considerato che non ho mai amato scindere la sfera lavorativa da quella abitativa, ecco che è nata quasi spontaneamente l’idea di una casa studio, un ambiente che potesse accogliere la mia vita privata e il mio lavoro senza soluzione di continuità. Questo vecchio fienile degli Anni 60 – un rudere senza alcun apparente pregio all’interno del podere di famiglia – è sempre stato il luogo che avrei voluto trasformare”.
Francesca ha così deciso di intraprendere quest’avventura di ristrutturazione, impegnandosi a mantenere intatto il sapore e l’anima del fabbricato. Il progetto è stato seguito dall’architetto Gaia Calamosca dello studio Ciclostile Architettura, con la quale Francesca ha instaurato fin da subito un rapporto di stretta collaborazione e di sintonia. Lo spazio – con una metratura complessiva di 200 metri quadrati – si presenta su due livelli e ha mantenuto intatta la muratura esterna originaria. La facciata in mattoncino a vista, tipica degli anni in cui è stato edificato, è stata preservata, mentre gli spazi interni, esclusi alcuni elementi architettonici fortemente caratterizzanti, sono stati riadattati per consentire una maggior funzionalità.
Al piano terra si trovano l’officina dell’hardware, la stanza da letto, il bagno, la cucina e la sala da pranzo. Il piano superiore è caratterizzato da due grandissime aperture verso la campagna, così che la natura possa entrare prepotentemente nello spazio industriale. Le travi a vista originarie sostengono il tetto con quattro grandi aperture che permettono all’open space di inondarsi di luce naturale. Tutto è stato riadattato e rivisitato, molti elementi di riuso e alcuni materiali artistici riutilizzati in chiave architettonica. Come la vecchia vasca che conteneva i liquidi della stalla, diventata oggi un piacevole patio dove mangiare all’aperto, con visuale sui vigneti e sulla vallata.
“Essere artista significa vivere dentro al proprio lavoro ventiquattro ore su ventiquattro”, interviene nuovamente Francesca. “La scelta di abitare e lavorare nello stesso luogo non è semplice né scontata, ma diventa pressoché indispensabile una volta che si decide di intraprendere una strada come la mia. Il fatto di poter osservare quotidianamente un lavoro che si sta materializzando non è un privilegio da poco… poterlo poi guardare e riguardare, così come l’avere costantemente sottocchio il mio infinito archivio di materiali, è una grande risorsa, perché spesso accade che in un attimo ben poco prevedibile scatti l’idea giusta, ed è quello il momento per intervenire”.
Francesca si definisce accumulatrice compulsiva di oggetti e ci assicura che ogni suppellettile allestito ha una propria storia ed è stato scelto e conservato fino al momento in cui ha potuto trovare una giusta collocazione all’interno della casa. Alcuni oggetti sono stati scovati in qualche mercatino in giro per il mondo, altri sulla spiaggia, altri ancora ereditati, altri bramati e acquistati su qualche sito di design.
“La passione per la ricerca dell’oggetto inconsueto è un aspetto saliente del mio vivere domestico”, racconta l’artista. “E non c’è un momento in cui io non pensi o non veda qualcosa che colpisce la mia attenzione e lo ripensi in chiave artistica. Oggetti e materiali vengono adattati a nuovi usi, seguendo la stessa metodologia che utilizzo nelle mie opere. Ecco che le cannucce monouso diventano texture organiche vibranti e colorate, le setole delle spazzole, colorati totem cinetici simili a lunghe capigliature”. Le opere e gli arredi dialogano fra loro e la padrona di casa accosta tutto con grande attenzione.
Le opere sono collocate un po’ ovunque, in cucina, bagno e camera da letto ed è per questo che l’ambiente ha un carattere immersivo e al contempo armonico. Nulla è lasciato al caso e – considerato il fatto che le opere d’arte sono spesso temporaneamente in mostra – Francesca è in continuo fermento rispetto a nuovi allestimenti e accostamenti d’object trouvè. Visitare mostre e musei in giro per il mondo offre la possibilità di viaggiare continuamente, e proprio in virtù di questo approccio alla vita decisamente nomade, si è iscritta a Behomm, un sito attraverso il quale è possibile scambiare la propria casa con quella di altri architetti, designer, creativi, tutte realtà molto particolari e di design con le quali si possono tessere nuovi rapporti di amicizia e – perché no – anche nuove collaborazioni.