CASE
Casa Kendo

Al settimo piano di un edificio ottocentesco, Ortega Diago trasforma la luce in materia progettuale. Con morbide e monotonali superfici in Campaspero e arredi essenziali che danno forma a un interno rigoroso

Casa Kendo, ultima opera dello studio Ortega Diago, nasce al settimo piano di un edificio di fine Ottocento nel cuore di San Sebastián, Spagna. Una residenza nella quale la luce, elevata e direzionata, è il materiale primario del progetto. In particolare, Gonzalo Sánchez Ortega e Armando Diago scelgono di non dialogare nostalgicamente con la preesistenza, ma di trasformare la condizione luminosa in principio generatore di un interno che tende alla riduzione e alla concentrazione sensoriale.

L’intervento – 170 metri quadrati organizzati con un budget di 1.500 euro al metro quadrato esclusi gli arredi – rifiuta qualsiasi retorica decorativa per costruire una sequenza di spazi in cui la luce scorre, si moltiplica e si diffonde.

Elemento chiave della trasformazione è il corridoio, tradizionalmente uno spazio residuo, qui ripensato come struttura portante della casa. Lungo, largo, variabile, il suo volume si espande e si ritrae, si avvicina alle stanze e le ingloba parzialmente, generando un sistema articolato di transizioni. È una strategia che richiama l’attenzione alla sezione e ai pieni/vuoti propria di certa architettura europea contemporanea: lo spazio intermedio diventa dispositivo narrativo, non più sacrificato ma intenzionale.

Le superfici in blocchi di vetro introducono delle pause luminose che interrompono la continuità materica ma senza dimenticare la necessaria protezione. La casa si rivela così progressivamente, passo dopo passo, come in un racconto che svela la sua trama attraverso piccole deviazioni dello sguardo.

La scelta materica è altrettanto radicale. Ortega Diago adotta la pietra di Campaspero – una pietra calcarea originaria dell’omonimo paese in provincia di Valladolid, nel cuore della meseta castigliana – come unico tono della casa. Pavimento e rivestimenti verticali formano infatti un unico piano avvolgente. Lavorata in superficie per ammorbidirne la riflessione, la pietra si comporta quasi come un tessuto minerale: assorbe e diffonde, sfuma gli eccessi, amplifica le variazioni. Ed è proprio al tramonto che il materiale raggiunge la sua massima espressività, quando la luce radente produce una densità quasi intima che trasforma l’interno in un paesaggio domestico tranquillo e cangiante.

Inoltre, il Campaspero è molto apprezzato per la sua neutralità cromatica e per la luminosità naturale che restituisce agli ambienti. Proprio queste qualità – unite alla superficie opaca ottenuta tramite sabbiatura – spiegano il suo ruolo centrale in progetti come Casa Kendo, dove la pietra diventa un piano continuo capace di assorbire e diffondere la luce con delicatezza.

La selezione di arredi combina classici moderni e pezzi contemporanei: dalle Ant di Fritz Hansen alla lampada Akari e alla Scandia Chair di Fjordfiesta. A queste si aggiungono la Tarugo Chair, progettata dallo studio, le luci firmate da Álvaro Siza e le rubinetterie Vola, elementi che completano una composizione che punta all’essenzialità, ma senza rinunciare un tocco delicato e sottile di ricercatezza.