I fondatori dello studio Tutto Bene convertono l’ex palestra di una scuola londinese nella loro casa con atelier. Un volume a tripla altezza, scandito da capriate lignee, parquet a spina di pesce, colonne vittoriane e finestre a cleristorio
A Londra, all’interno di un edificio scolastico progettato nel 1902 dall’architetto britannico T.J. Bailey, lo studio di architettura Tutto Bene ha trasformato un’ex palestra in una casa e atelier che unisce spazio domestico e luogo di lavoro. La struttura vittoriana, con le sue proporzioni generose, diventa il punto di partenza per una nuova forma di abitare.
Felizia Berchtold e Oskar Kohnen, founder dello studio con sedi a Londra e Milano, hanno scelto questo spazio per la sua scala e per il carattere deciso dell’edificio. “Se Milano invita a guardare verso l’esterno, Londra porta lo sguardo all’interno”, racconta Berchtold. “È qui che si concentra gran parte del nostro lavoro e dove vivono molti dei nostri amici più cari”.
Il loft occupa l’ex sala sportiva della scuola. Il volume, dal carattere introverso, non si apre sulla città ma si sviluppa in verticale con un ambiente a tripla altezza scandito da capriate lignee e grandi finestre sul timpano. “È sorprendentemente accogliente, quasi un rifugio nella città”, osserva Berchtold. “La vita quotidiana segue un ritmo preciso: ci si sveglia e si dorme in alto, poi si scende e si risale attraverso gli spazi”.
Il piano terra ospita lo studio di progettazione di Tutto Bene: uno spazio aperto con pareti bianche alte sei metri, illuminate da finestre a cleristorio poste in alto. Le colonne vittoriane che un tempo delimitavano gli spogliatoi introducono un ritmo verticale senza interrompere la continuità del volume. Mentre il pavimento originale a spina di pesce conserva ancora i ganci in ottone che sostenevano le reti da badminton. “A volte amiamo definire il nostro lavoro qui come un ‘ping pong’, per via dello scambio continuo di idee”, sorride Kohnen.
L’arredo bilancia rigore e matericità. Sedie Ant di Fritz Hansen circondano un tavolo vintage in marmo di Saarinen, mentre un grande mobile in rovere belga introduce una presenza solida e tattile. Sulle pareti, una serie di dipinti neri gioca con la percezione dello spazio.
Una scala a chiocciola in zinco collega i diversi ambienti. Il mezzanino accoglie un grande divano bruno sotto una massiccia mensola strutturale, creando una pausa prima dell’apertura della camera da letto sotto il tetto. Qui le capriate lignee originali disegnano archi acuti rinforzati da piastre metalliche rivettate, testimonianza di quell’ingegneria tardo vittoriana che univa sapere artigianale e tecnologia industriale.
Tra le capriate, alti pannelli vetrati inquadrano il cielo, rafforzando l’introversione dello spazio e la sua distanza dal contesto urbano. La camera da letto occupa il punto più alto del volume, dove una grande finestra da atelier e la struttura a vista definiscono un ambiente essenziale e contemplativo. Il letto, volutamente basso e monolitico, ancora il corpo al suolo mentre la scala a spirale enfatizza la verticalità dello spazio.
Per Kohnen, vivere in un’ex palestra significa confrontarsi ogni giorno con la dimensione fisica dell’architettura. “Gli spazi sono prima di tutto fisici e psicologici, e solo dopo visivi”, afferma. “Questo edificio ci ricorda che l’architettura non si limita a incorniciare la vita: ne influenza il movimento, il pensiero e le sensazioni”.
Oggi il loft funziona come laboratorio di idee, luogo di incontri e piattaforma di sperimentazione. “Le grandi idee hanno bisogno di spazio”, conclude Kohnen. “E questo edificio sa accoglierle”.