CASE
Pied-a-terre a Bruxelles

In un edificio Art Déco a Bruxelles, Decancq Vercruysse Architects crea un pied-à-terre raffinato e rigoroso, dove betulla, metallo e pietra articolano lo spazio con stile e continuità

A Bruxelles, Decancq Vercruysse Architects affronta la complessità di trasformare un ex ospedale Art Déco in uno spazio domestico misurato, adatto alla vita intermittente – privata e professionale – di un avvocato internazionale.

Nel definire il concept di riuso adattivo lo studio sceglie un linguaggio progettuale che non forza la preesistenza ma la interpreta con discrezione, trasformando un’architettura nata per usi collettivi in un interno intimo e calibrato.

L’appartamento di dimensioni contenute, infatti, deve sostenere sia la concentrazione professionale che momenti di intimità e di quiete personale: un duplice registro che il progetto risolve attraverso una strategia materica coerente e un uso disciplinato della luce e delle superfici.

L’intervento privilegia la continuità storica più che il gesto scenografico. Pannelli in betulla tinta rivestono le pareti, producendo una trama calda e uniforme che mitiga la rigidità dell’impianto originario. La scelta della betulla, ripetuta con rigore, diventa un elemento strutturante, capace di dare unità all’ambiente.

I dettagli metallici, dosati con misura, richiamano la precisione geometrica dell’Art Déco senza scadere nella citazione letterale: linee nette, raccordi puliti, un linguaggio che parla la stessa grammatica dell’edificio ma la aggiorna in chiave contemporanea.

Mentre gli inserti in pietra bruna lucidata introducono una massa visiva che dialoga con l’eredità istituzionale del luogo, stabilendo un contrappunto tattile che ancora l’interno a una dimensione più solida e permanente.

Questa triade materica – legno, metallo, pietra – non funziona come semplice ornamento, ma come dispositivo spaziale. Le variazioni minime di texture permettono di individuare le zone funzionali senza ricorrere a separazioni fisiche: superfici più calde per le aree di riposo, materiali più compatti e riflettenti nelle parti dedicate al lavoro.

Ogni metro quadrato è chiamato a svolgere più ruoli, e l’architettura risponde con grande chiarezza, costruita attraverso segni minimi piuttosto che attraverso gesti eclatanti. L’arredo completa questo equilibrio, orientato a un dialogo sottile con la storia del luogo. Pezzi su misura in metallo evocano la funzionalità rigorosa del modernismo belga, mentre le lampade di Jules Wabbes e Serge Mouille introducono una presenza scultorea, capace di definire affascinanti micro-atmosfere.

Le forme articolate di Mouille, con i loro bracci neri opachi, tracciano linee nello spazio, suggerendo confini invisibili; di contro Wabbes, con la sua precisione nelle proporzioni, rafforza l’essenzialità del progetto.

Il risultato è un pied-à-terre sobrio ma raffinato, dove la somma dei dettagli costruisce un’identità precisa, senza eccessi né nostalgie. Un interno che non tradisce la sua origine, ma ne fa una base per un’abitabilità contemporanea, dove eleganza e misura diventano la vera forma del comfort.