CASE
Raw Beauty

Attratto dall’insolito e dall’oggetto rarefatto, Stuart Grannen ha creato una casa accogliente e serena all’interno di un’ex fabbrica a Chicago. Dove mobili recuperati, pavimenti vissuti e opere d’arte celebrano l’armonia dell’imperfezione. Molto wabi-sabi

Avvicinarsi alla casa di Stuart Grannen è un’esperienza in sé, segnata dall’inaspettato. Nascosta in un vicolo nel cuore industriale di Chicago, questa ex fabbrica di carbone dei primi del Novecento si erge in silenzioso contrasto con l’ambiente circostante. Avvolta da edera rampicante e acciaio grezzo, la struttura in cemento, nascosta alla vista, trasuda un fascino originale e grezzo. È un santuario urbano che, dall’esterno, rivela poco.

Ma quando si passa attraverso la porta avvolgibile motorizzata e si entra, si apre un mondo completamente nuovo, un mondo creato con intenzione, storia e profondo amore per l’imperfezione. Grannen, conosciuto a livello mondiale come uno dei principali commercianti di manufatti architettonici, ha trascorso decenni accumulando una collezione di antichità e oggetti rari che si estendono attraverso continenti e secoli.

Il suo negozio, Architectural Artifacts, è ospitato in un’ex scuola elementare, dove la grandiosità della sua attività è in piena mostra. La casa, al contrario, offre uno sguardo intimo al suo mondo, plasmato da un profondo amore per la semplicità, il decadimento e l’arte di vivere con oggetti che portano con sé un passato. “L’edificio era un disastro la prima volta che l’ho visto”, ricorda Stuart. “Un mio amico ne era il proprietario e ci viveva in condizioni piuttosto difficili. Pavimenti in terra battuta, finestre rotte. Ma ne ho subito visto la bellezza, anche in quello stato”.

La trasformazione, tuttavia, era ben lontana da una tipica ristrutturazione. Stuart ha lasciato in gran parte intatti muri, pavimenti e soffitti, valorizzando la patina originale della fabbrica. “Non volevo privarla del suo carattere. Ho semplicemente ripulito tutto e ho mantenuto lo spazio com’era, apportando solo pochi piccoli cambiamenti”.

Camminando per la casa, quella visione è chiara. Lo spazio sembra quasi sacro, un paradiso wabi-sabi di materie prime, colori tenui e sottili texture. Gli interni sono minimalisti e tuttavia ricchi, ogni stanza è punteggiata da una collezione attentamente curata di manufatti, curiosità e pezzi provenienti dai viaggi di Stuart in giro per il mondo.

“Sono attratto da cose insolite o scartate e mi piace intrecciarle in un modo che sembri naturale, niente di troppo elaborato”. Il layout dell’abitazione è ingannevolmente semplice e mantiene le proporzioni originali della fabbrica. Il primo piano è caratterizzato da tre ampie stanze con finestre industriali che lasciano entrare molta luce naturale. Un cortile esterno, nascosto alla vista, conduce all’interno creando un senso di isolamento. Il secondo piano rispecchia il primo, con l’aggiunta di un ampio terrazzo fuori dalla camera da letto. L’arredamento riflette l’approccio di Stuart alla vita: sobrio, utilitaristico e profondamente personale.

Anche la palette dei colori è semplice come i suoi arredi. Dominano il marrone e il bianco sporco, un’estensione naturale delle finiture originali dell’edificio. “I pavimenti sono vecchie travi di legno, usurate e rovinate da anni di utilizzo. Hanno assunto questa incredibile lucentezza nel tempo. Le pareti sono una specie di intonaco e cemento, con bellissime imperfezioni. Non volevo cambiarle. Penso che siano belle quanto qualsiasi dipinto potrei appenderci”. Stuart racconta che resistere alla tentazione di rinnovare completamente lo spazio è stato fondamentale per preservarne il carattere. “Ho visto i difetti e l’usura come bellezza, non come qualcosa da coprire o sostituire”.