A Stoccolma, Studio Lawahl ha ristrutturato un appartamento puntando su un design senza tempo, su una palette di colori rilassante e armoniosa e sull’accostamento di legno e pietra.
Tante le icone del design, anche dall’Italia
Abbinamenti cromatici sofisticati, una miscela di arredi vintage e pezzi personalizzati, superfici e rivestimenti scelti per le qualità tattili. Sono alcuni degli ingredienti che i designer David Wahlgren e Joanna Lavén dello Studio Lawahl hanno messo al centro del restyling di un appartamento a Stoccolma, nel quartiere Strandvägen, sul mar Baltico. Obiettivo: dare vita a una reinterpretazione del minimalismo scandinavo, trasformando uno spazio di 280 metri quadrati con soffitti alti e stucchi in un’oasi confortevole ed esteticamente sospesa tra passato e presente.
“Benché l’edificio in cui si trova l’abitazione sia incantevole, l’appartamento era in pessime condizioni e la pianta non era adatta alla famiglia di cinque persone che sarebbe andata a viverci”, spiega Lavén. “Era stato rinnovato negli Anni 90 e lo stile era antiquato, il che ci ha spinti a rifare tutte le superfici e a modificare la planimetria per ottenere più camere, un flusso migliore tra una zona e l’altra, e diversi spazi nascosti per facilitare l’ordine”.
Più nel dettaglio, uno degli intenti era di ricreare la sensazione di una residenza del XIX secolo aggiungendo elementi architettonici di quell’epoca, evitando, però, di fare della casa una sorta di museo. Questo ha portato lo Studio Lawahl, da un lato, a disegnare la boiserie su misura, dall’altro, a mescolare mobili di periodi e stili differenti per conferire un tocco internazionale all’insieme. Missione compiuta anche grazie a una palette di colori non scontata. “I clienti ci avevano confidato di amare i toni calmi e armoniosi, così abbiamo messo a punto una tavolozza con nuance dell’azzurro e del verde”, dichiara Lavén.
Su questo sfondo di sfumature salvia e carta da zucchero l’accostamento di marmi, pietra e legno, con più elementi concepiti ad hoc, ricopre un ruolo importante, specie perché abbinato alle trame morbide di tappeti, tende, tessuti. Ne scaturisce un contrasto tra caldo e freddo che non manca di contraddistinguere anche i corridoi, basti citare quello con pavimento in marmo bianco di Carrara, Rosso Lepanto e Grigio Carnico, sedie di Luigi Caccia Dominioni, tavolini di Luciano Frigerio, dove spicca una panca in teak che si chiude a cuscino in una nicchia ad arco nel muro.
Anche in cucina tornano teak e pietra, e l’effetto è scenografico. Così come nel bagno principale, dove sui motivi geometrici a terra poggiano vasche e lavabi scultorei. In tutto ciò gran parte di mobili, complementi, oggetti e opere d’arte sono frutto di una lunga ricerca portata avanti dallo Studio Lawahl per più di un anno, con un occhio puntato verso nomi iconici del design quali Gianfranco Frattini, Angelo Lelli, Gio Ponti, Angelo Brotto, Pierre Chareau, Vladimir Kagan, Jacques Biny, Franco Albini.
E ancora, tra gli altri, Marzio Cecchi (sua la poltrona Balestra in pelle nera, 1968), Pierre Paulin (sua la Tongue Chair del 1967, che evoca una lingua), Gae Aulenti (il suo tavolo da caffè Jumbo in marmo, con gambe a grappolo, del 1965, è un mix di forme aggraziate e opulenza), Gino Sarfatti (che per il lampadario Le Sfere del 1959, qui pezzo forte del soggiorno, si ispirò alla luna). “Abbiamo tenuto d’occhio aste internazionali e negozi vintage”, racconta Wahlgren precisando che nella collezione sono stati inclusi anche designer contemporanei come Christophe Delcourt, fautore dei divani curvi nel living, e Michael Anastassiades con il Tube Chandelier, lampadario verticale costituito da tre tubi luminosi che una volta accesi sembrano sospesi nel vuoto.