Quattro chalet off grid nidificati sull’orlo della scogliera norvegese danno vita al progetto Bolder Star Lodges. Una serie di palafitte sospese che creano una relazione mimetica con il paesaggio, frutto dell’intervento congiunto dello studio Snøhetta e del design brand Vipp
Un’esperienza ‘fuori dai confini della realtà’, è questo che voleva replicare lo studio di architettura norvegese Snøhetta in collaborazione con Vipp – brand di design danese – nello sviluppo del progetto Bolder Star Lodges, commissionato dall’imprenditore locale Tom Bjarte Norland. Ai margini di Lysefjorden, uno dei fiordi più spettacolari della costa occidentale della Norvegia, ha così preso vita un ‘micro villaggio’ di quattro cottage – chiamati Stylten, Myra, Stjerna e Eldhusetare – le cui fondamenta, sollevate dal suolo, poggiano su grandi pilastri di cemento.
Palafitte sospese che creano una relazione mimetica con il paesaggio tramite ampie facciate in vetro che polverizzano i confini tra interno ed esterno. Sulla scia di quanto dichiarato dal responsabile del progetto Frank Denis Foray: “Il nostro intento era quello di preservare la natura immergendo, al contempo, i visitatori in uno scenario incontaminato”. Posizionati in rapporto asimmetrico rispetto al terreno, i cottage sembrano infatti inclinarsi a strapiombo verso il blu intenso dell’acqua, rafforzando negli ospiti la sensazione di assenza di gravità e l’illusione di galleggiare privi di peso sul bordo scosceso della scogliera.
Con un lucernario ricavato sul lato inferiore a mantenere il contatto con il cielo, i quattro cottage dischiudono una visuale priva di ostacoli che si inerpica libera dalle insenature marine fino alle cime irte di pini e spolverate di neve. Entrando, l’organizzazione spaziale si distribuisce su due livelli: un piano superiore con cucina e zona pranzo firmata Vipp e un piano terra con letto incorporato e sanitari, ambienti dalle texture organiche e dai colori scuri e terrosi che compongono uno stile meditativo e calibrato, contrastato dal cemento a pavimento che aggiunge una nota ruvida e grezza.
Per ridisegnare negli interni la serafica placidità che fluisce dall’orografia montuosa, le scelte di design hanno puntato su un’etica minimalista che riflettesse la naturalità del sito, privilegiando materiali autoctoni. Da pareti e coperture in cedro rosso non trattato e ingrigito dal tempo – mirando quasi a essere riassorbito nell’ecosistema roccioso – al rovere di mobili e complementi fino al granito ricavato dal suolo e impiegato per comporre il calcestruzzo. I dettagli, minimi e precisi, si sposano con superfici pulite e levigate per non interferire con il reale soggetto del progetto: il paesaggio.
Il risultato, infatti, è un’architettura composita ma matericamente uniforme, omogenea al contesto, una sorta di nido protettivo, accoccolato tra le fronde degli alberi. L’intero sito, inoltre, è off grid, fatta eccezione per l’energia elettrica che alimenta la luce interna degli chalet, creando una coltre luminosa neutra e soffusa che consente di godere della vista anche dopo il tramonto dell’ultimo raggio di sole. L’intervento sarà completato entro il prossimo anno con l’aggiunta di due ulteriori strutture, provviste di un ristorante gourmet che offrirà pietanze di provenienza locale.