RISTORANTI
Ikoyi Restaurant

L’architetto e designer danese David Thulstrup crea per l’Ikoyi Restaurant, raffinato tempio
della gastronomia londinese, atmosfere multiformi e contaminate. Che rispecchiano
il melting pot della capitale britannica

L’involucro, un edificio brutalista nello Strand, al centro di Londra. Gli interni, ricchi di energia, calore ed esperienze sensoriali proposte con un linguaggio che da una palette materica ridotta all’essenziale sa estrarre suggestioni multiformi. La proposta, una cucina contemporanea basata sulla micro stagionalità britannica e i gusti forti e speziati.

La ricetta dell’Ikoyi, il raffinato ristorante progettato dall’architetto e designer danese David Thulstrup, è uno spazio camaleontico che sfugge alle catalogazioni e ai rigidi riferimenti formali, un concept estetico – ma anche gastronomico – fluido e dalla personalità cangiante, trasposizione di quella sfaccettata multiculturalità che rappresenta da sempre uno dei tratti più marcati della capitale britannica.

Il progetto di Thulstrup, con le sue linee energiche e decise ma allo stesso tempo calde e avvolgenti, fa di questa poliedricità il punto di partenza di un’esplorazione materica e cromatica che trova il suo punto di equilibrio attraverso l’esaltazione concettuale di contrasti ricondotti alla loro natura più elementare: caldo e freddo, duro e morbido, geometrie rettilinee e armoniche curvature, materiali naturali e artificiali.

Negli interni, grandi lamiere di rame ossidato rifinite in cera d’api rivestono le pareti e l’ingresso, mentre enormi lastre di marmo Gris Catalan, fiammate e spazzolate a ricavare una fine texture martellinata, compongono la suggestiva trama tattile dei pavimenti.

Il metallo torna protagonista nelle volte curve dei soffitti, rivestite dalla fitta trama di reti in acciaio inossidabile che fungono anche da schermatura delle finestre giocando in contrasto con la naturalità dei rivestimenti in pelle di panche e sedute, declinate in una calda tonalità zenzero armoniosamente coordinata al rovere britannico degli arredi.

Scelte materiche e cromatiche così forti e incisive, non solo nei colori e nella tattilità ma anche nel multiforme mutare delle texture, lasciano poco spazio e non necessitano di ornamenti e decorazioni, e anche elementi funzionali come i corpi illuminanti sono ridotti alle loro forme più elementari.

Una poetica, quella dell’essenzialità di linee e geometrie in contrasto con la dominante forza espressiva di colori e materiali, che sintetizza la cifra più autentica del pattern concettuale elaborato da Thulstrup per una location già iconica.