THE ORIGINALS
Cateto e ipotenusa

Vivere rialzati da terra, come i primi uomini sulle palafitte. Un villaggio di quattro chalet indipendenti in vetro e legno nel cuore del Monferrato ci riconnette con le nostre origini ataviche

Forma perfetta per antonomasia, il triangolo appare documentato per la prima volta come simbolo solare nei culti celtici e mediterranei. In epoca cristiana simboleggiava la Trinità. Nei dipinti del Rinascimento, la disposizione triangolare dei personaggi infondeva stabilità e rigore all’impostazione scenica, articolando le figure lungo la propria tangente. Principio costruttivo impiegato sia in architettura che nelle arti figurative, geometrizzava l’astrazione e schematizzava la massa amorfa e indistinta del reale.

I cateti e l’ipotenusa di una delle figure piane più studiate in età scolastica ricorrono anche nelle facciate dei quattro chalet indipendenti in vetro e legno dell’eco hotel Lilelo, un progetto che gli architetti di Atelier Lavit hanno radicato tra i vigneti e i boschi di Grazzano Badoglio, nel Monferrato. Dal design ispirato a quello dei pagliai tradizionali – architetture contadine ormai in via di estinzione –, tre di loro ospitano le suite, mentre il quarto uno spazio comune.

L’interno delle camere è organizzato come un continuum, con una pedana che collega la zona notte con l’angolo colazione, mentre l’estremità opposta conduce al bagno. Concepito più come luogo di incontro, l’ultimo alloggio comprende un ampio spazio esterno e una cucina con al centro un grande tavolo dove gli ospiti possono sedersi insieme.

Progettati con uno sguardo alla sostenibilità e all’efficienza energetica grazie all’impiego di materiali naturali ed ecocompatibili, gli chalet sono rialzati da terra, richiamando la morfologia di antiche palafitte, secondo un approccio costruttivo che risponde alla pendenza del terreno. “Abbiamo accettato la sfida di utilizzare elementi prefabbricati senza ricorrere alla loro mera standardizzazione”, spiegano i progettisti, Marco e Carlo Lavit, che rigettano la serialità più grezza, adeguando i loro canoni alle esigenze – progettuali e territoriali – di volta in volta riscontrate.    

Questa metodologia si riflette nel tetto, dalla forma ad “A” con due elevazioni triangolari completamente vetrate, che funge anche da parete e da struttura portante. Gli architetti non hanno progettato gli alloggi come puri volumi chiusi, ma come spazi creati dall’intersezione di tre superfici inclinate, seguendo la logica giapponese di lavorare sugli strati.

Con una pianta di 6×9 metri e un’altezza di 5,5 metri, queste piccole unità abitative sono fatte di larice trattato con un olio naturale che viene assorbito nel legno, arricchendolo e nutrendolo con l’età. Il legno è presente anche nell’arredamento e nelle finiture di pareti e pavimenti. Le finestre giocano un ruolo fondamentale nel progetto, sia dal punto di vista funzionale che estetico, facendo filtrare la luce e il paesaggio all’interno delle cabine. Queste ultime si mescolano perfettamente con il loro ambiente naturale, dissimulandosi e dissolvendosi, quasi vi fossero mimetizzate.