Fritz Hansen presenta After, una collezione che stratifica memoria scandinava, tecnica e forma in modo radicale e raffinato. Ne parliamo con Michael Anastassiades, il suo autore
Con After, presentata in occasione di 3daysofdesign a Copenaghen, Michael Anastassiades esordisce nel catalogo Fritz Hansen rielaborando l’archetipo della sedia in legno: un progetto che non rincorre la novità, ma si colloca con consapevolezza nel solco della tradizione scandinava, riscrivendola con un gesto asciutto e misurato.
“Ciò che trovo affascinante nel design danese è che la proprietà di un’idea non appartenga a nessuno. È un lavoro collettivo, corale, culturale, che si costruisce su qualcosa nato molto tempo prima e si muove insieme come un’unica macchina”, spiega Anastassiades. “Molti classici danesi del Novecento sono ispirati da mobili vittoriani o inglesi antecedenti, che sono stati rivisitati, perfezionati, modernizzati, semplificati in modo nuovo. Kaare Klint è uno dei miei designer danesi preferiti, e la sua sedia si ispira alla sedia greca antica klismos: un esempio di come per fare qualcosa per il futuro si debba prima conoscere il passato. Il design non è rivoluzione, ma evoluzione”.
E proprio nel rispetto di questa eredità, e a seguito di uno studio approfondito della storia del design danese, nasce After: una collezione composta da una sedia e un tavolo in legno massello, che porta insita nel nome la sintesi di questa profondità concettuale.
Ogni elemento è ridotto all’essenziale, ma mai banale. “After è una sovrapposizione di tre livelli e componenti. Lo schienale poggia sopra le gambe, che sorreggono la seduta. È una struttura semplificata e allo stesso tempo astratta”. Eppure, sotto la superficie, il progetto rivela una complessità tecnica notevole, a partire dallo schienale: “Un elemento chiave è lo schienale curvo in legno. Deve essere innestato sulle gambe in modo precisissimo, al millimetro e le tecniche classiche di falegnameria in cui si assemblano più pezzi non erano adatte. La curvatura a vapore era troppo instabile, perché il legno si muove nel tempo. Così, la soluzione è stata segare il legno in fogli sottili con una sega a nastro – come un’impiallacciatura –, curvarli e poi incollarli in sequenza e pressarli. Agli estremi dello schienale si nota una piccola disallineatura sullo spessore, ed è proprio questa piccola traccia del grande lavoro di studio svolto, a rendere il progetto speciale”.
Il processo – durato tre anni – è stato lento e condiviso, arricchito da workshop con falegnami e tecnici. “Una parte dell’estetica nasce dal modo in cui si affrontano i limiti del materiale. Il risultato è semplice, ma realizzato in modo impeccabile. In generale, questo progetto è stato reso possibile solo dalla struttura di Fritz Hansen, aperta alla sperimentazione, attenta all’artigianalità, alla qualità e alla ricerca. Si lavorava sul prototipo, si proponevano modifiche anche durante l’incontro. Qualcuno diceva: ‘E se provassimo così?’, e il falegname interveniva subito, tagliava, modificava, rimontava. Il loro sapere è stato fondamentale. Un approccio completamente diverso da quello di altri brand, dove ti offrono supporto tecnico ma spetta a te dare le istruzioni”.
Due finiture – frassino naturale e bordeaux – e l’uso calibrato del marmo Rosso Levanto nel tavolo aggiungono un’ulteriore dimensione materica, con un linguaggio più profondo ed elegante. “Un materiale monumentale accanto a uno così intimo. Il contrasto funziona benissimo e rende ancora più accogliente la collezione. Perché l’accoglienza si prova anche attraverso lo sguardo, il senso di familiarità e intimità, non si valuta solo con la comodità”.
After non cerca l’effetto, ma la durata: è una collezione pensata per accostarsi anche ad altri tavoli e proporre un’estetica intramontabile, in linea con le grandi icone di Fritz Hansen. Un oggetto da vivere, e soprattutto ricordare.
Anastassiades con Els Van Hoorebeeck, direttore artistico Fritz Hansen