Nel centro di Oslo apre il terzo Hobo firmato da studio Aisslinger. Un hotel che ha scelto di mettersi alla prova già durante il cantiere, lasciando entrare la città nel processo progettuale
C’è un momento, durante ogni progetto, in cui il cantiere smette di appartenere ai progettisti e inizia a confrontarsi con la città. Per Hobo Oslo quel momento è arrivato molto prima dell’inaugurazione.
Durante i lavori gli spazi hanno infatti ospitato iniziative ed eventi aperti al pubblico, offrendo a studio Aisslinger – alla sua terza esperienza con Hobo, dopo Stoccolma e Helsinki – l’occasione di testare il concept prima dell’apertura ufficiale. Il cantiere è così diventato un laboratorio dove il comportamento delle persone ha contribuito a verificare le scelte progettuali e ad affinarne alcuni aspetti.
Oggi, l’hotel occupa tre edifici storici collegati tra loro, recuperati conservando quanto più possibile della struttura originaria: travi in legno, murature, serramenti e altri elementi esistenti convivono con pietra nordica, terrazzo, legno locale e mattoni, secondo un approccio che ha privilegiato il riuso e ridotto al minimo gli interventi invasivi.
L’interior guarda – citando lo studio – “all’architettura dell’ottimismo” ispirata agli ideali utopici e di collettività degli Anni 60: spazi fluidi, accessibili e pensati per favorire l’incontro sono ravvivati da colori energici e dettagli grafici.
Anche gli arredi, sviluppati – tra gli altri – con Cappellini, Moroso e Dedon, aggiungono una componente di creatività e playfulness coerente con lo spirito del marchio. Lo stesso generale clima informale si ritrova nelle camere, dove una parete attrezzata e riconfigurabile concentra scrivania, contenitori e appendiabiti, permettendo di adattare lo spazio di volta in volta alle esigenze dell’ospite.
Completano poi l’esperienza in camera un giradischi e una macchina per il karaoke, una presenza insolita che incoraggia un modo più spontaneo e partecipativo di vivere il soggiorno.
Da prima ancora della sua apertura, Hobo Oslo è un luogo in fermento, un’infrastruttura sociale progettata per accogliere, oltre agli ospiti, anche pop-up, artisti in residenza, collaborazioni con la comunità locale, format gastronomici e altre attività capaci di mantenerlo vivo ben oltre il giorno dell’inaugurazione. Ma sempre lasciando spazio all’imprevisto. E il resto, forse, lo scriverà la città.