RISTORANTI
Shan Hai Li

Ai piedi del monte Yang Feng, JG Phoenix progetta un ristorante che si lascia guidare dal paesaggio. Dove corti, acqua, vegetazione e materiali naturali definiscono una sequenza di spazi da scoprire con gradualità

Shan Hai Li, il ristorante progettato da JG Phoenix ai piedi del monte Yang Feng, dissolve il confine tra costruzione e natura. Qui è il paesaggio a determinare il ritmo dell’architettura. Corti, percorsi e sale sembrano emergere direttamente dalla morfologia del terreno. Se ne lasciano attraversare, creando una sequenza spaziale che accompagna il visitatore dall’esterno all’interno.

La prima immagine che si coglie è quella di un volume basso, rivestito in cedro carbonizzato, con una superficie scura assorbe la luce anziché rifletterla. La sottile copertura in acciaio nero si estende con discrezione, riducendo al minimo la propria presenza e sottolineando il rapporto misurato dell’edificio con il paesaggio.

L’ingresso è parzialmente nascosto da una quinta verde – un vecchio banyan e un albero di platano intrecciati – che creano un effetto di scoperta graduale. Solo avvicinandosi si scorge un varco, un sentiero che si insinua tra le chiome. Il percorso d’accesso è lastricato in pietra antica, consunta dal tempo, affiancato da due piccoli corsi d’acqua. Il suolo è misto: ghiaia scura e ciottoli, interrotti da chiazze di muschio che crescono spontaneamente nelle giunture.

L’interno si apre su un ambiente a doppia altezza, dove le pareti sono rivestite con lo stesso cedro carbonizzato dell’esterno, assicurando così continuità materica. La luce naturale è filtrata da lanterne di carta sospese, che diffondono un chiarore caldo e uniforme, mentre il pavimento in gomma color verde erba richiama il muschio del cortile. Le superfici sono essenziali: pareti bianche lasciate volutamente spoglie, interrotte solo da alcuni pannelli dipinti a blocchi di colore.

Al centro del layout un cortile al cielo aperto, sul quale si affacciano tutte le stanze del piano terra – la sala da tè, la zona reception e la sala da pranzo principale – con affaccio diretto su questo giardino interno. Un acero isolato, e intorno intorno gardenie, lagerstroemie e cespugli primaverili, compongono una scena botanica studiata. Il muschio riveste le giunture tra le pietre del selciato, e un piccolo specchio d’acqua ospita alcune carpe koi.

La sala da tè, adiacente al cortile, è caratterizzata da un pavimento in cemento con venature nere e da pareti in legno naturale. Otto piccoli dipinti alle pareti raffigurano frammenti di paesaggio, come altrettante finestre fisse. La reception, invece, è dominata da toni scuri, con pavimento in ghiaia compattata e lampadari a sospensione in argento.

Una scala rivestita in noce conduce al primo piano. Durante la salita, le pareti bianche si aprono su grandi vetrate che inquadrano la montagna. Qui lo spazio si distribuisce in sale più intime, tutte orientate verso il cortile sottostante: il verde penetra attraverso le finestre a tutta altezza, e la percezione è quella di trovarsi avvolti dalla chioma degli alberi.

Dal cortile, una scala esterna in pietra conduce infine a un livello superiore, dove un ampio prato ospita la sala banchetti. Le porte scorrevoli in alluminio nero si aprono completamente, proiettando lo spazio verso il panorama del fiume. La sequenza si chiude con questa sala panoramica, che rappresenta il punto più alto e più aperto dell’intero complesso – un percorso che, partendo dal piano terreno raccolto e ombroso, si conclude in una luminosa piattaforma sospesa sul paesaggio.