GUEST HOUSE
Under the red roof

Lo studio Yod Group rilegge l’archetipo della mazanka ucraina attraverso un gesto radicale: un tetto scultoreo che fluttua su pareti di vetro, annullando il confine l’abitato e l’infinita distesa di neve esterna

“Under the red roof”, il nuovo complesso di guest house firmato da Yod Group in Ucraina, è – al di là del progetto – un’operazione di decodifica culturale. Al centro della ricerca storica e architettonica di Volodymyr Nepiyvoda e Dmytro Bonesco – fondatori dello studio – c’è la hata-mazanka, la tradizionale casa contadina caratterizzata da spesse pareti in argilla e tetti in paglia. Qui, tuttavia, la massa opaca che costituisce il corpo dell’abitato previsto dalla tradizione scompare per lasciare spazio a un involucro totalmente trasparente.

Ciò che resta, come segno identitario fortissimo, è il tetto: un volume sovradimensionato, una silhouette scultorea che sembra emergere dal suolo come un organismo naturale. Durante l’inverno, quando la neve copre la campagna, questa copertura diventa l’unico punto di riferimento visivo, un approdo formale nel bianco assoluto.

I moduli abitativi reinterpretano le tradizionali case contadine, ma con involucri totalmente trasparenti che creano una connessione diretta con il paesaggio

L’organizzazione spaziale si sviluppa attorno a un nucleo funzionale in cemento che divide l’area notte dal living. La scelta di Yod Group è netta: eliminare il superfluo per favorire la riconnessione emotiva con la natura. A riprova di questa visione, nello spazio non ci sono schermi o apparecchi tecnologici, ma solo il ritmo del fuoco che danza in un camino circolare, riferimento contemporaneo alla stufa tradizionale.

Il pavimento in “stone-carpet” prosegue senza interruzioni dall’interno all’esterno, invitando a un contatto tattile quasi terapeutico. Camminare a piedi nudi su questa superficie, mentre lo sguardo si perde nel panorama invernale oltre il vetro, genera una tensione tra il calore protettivo del rifugio e l’infinito del paesaggio.

L’eco-minimalismo dell’interno si esprime attraverso una palette sobria e l’uso di eccellenze locali, come gli arredi di Noom e le ceramiche di Guculiya. Il soffitto, che raggiunge i 10 metri all’apice, è rivestito in scandole di legno che richiamano le antiche coperture ucraine, creando un ordito geometrico che riscalda l’ambiente. L’ingegneria è invece totalmente asservita all’estetica: i sistemi di climatizzazione sono celati nella struttura, lasciando le pareti visivamente libere di accogliere solo la luce e il mutare delle stagioni.

E quando la privacy diventa necessaria, tende automatizzate scivolano silenziosamente lungo il perimetro, trasformando la guest house in un bozzolo. Isolato dal mondo.