Architetti e designer ma anche tassisti e fotografi di strada: il nuovo docu-film di Gianluca Vassallo svela il Salone del Mobile da una prospettiva inedita. Un viaggio nel dietro le quinte della manifestazione, tra volti e storie che ne costituiscono l’anima più autentica e spesso invisibile
C’è qualcosa di irresistibile nel “dietro le quinte”. È la stessa attrazione che ci fa guardare la versione estesa di tre ore de Il Signore degli Anelli, o che trasforma la visita a uno stabilimento produttivo nel momento più interessante di un viaggio stampa – quel lato che, come giornalisti, raramente ci è concesso vedere. Il prodotto finito lo conosciamo bene. Ma cosa succede prima? Chi c’è all’inizio della catena? La risposta sta nelle persone sistematicamente escluse dall’inquadratura, e senza le quali, semplicemente, nulla funzionerebbe. È a questa forza lavoro invisibile che è dedicato Lost and Roll, il documentario del regista Gianluca Vassallo sul Salone del Mobile di Milano.
Ogni primavera Milano cambia radicalmente. Le strade si riempiono di lingue diverse, le agende si infittiscono, i quartieri si trasformano in laboratori a cielo aperto. È la settimana del Salone del Mobile, quando la città diventa un crocevia globale di idee e incontri, accogliendo oltre 300.000 operatori provenienti da 150 paesi. Questo movimento, questo brulicare collettivo – dentro e fuori i padiglioni – è al centro del documentario diretto da Vassallo e prodotto da Maddalena Satta per White Box Studio.
Non è la prima volta che il regista e fotografo rivolge il proprio sguardo al Salone: nel 2024 aveva già firmato Comunità Continua, un progetto fotografico che lo aveva portato a ritrarre, nell’arco di sei giornate tra i distretti di Milano e i padiglioni della fiera, il flusso umano che rende unica quella settimana – designer, architetti, giornalisti, imprenditori, addetti stampa e abitanti della città.
Lost and Roll nasce come evoluzione naturale di questo lavoro, trasferendo quella stessa sensibilità in un formato più ampio e narrativo. Al suo fianco, Francesco Mannironi alla fotografia, Daniele Guarnera al sound design e la pianista inglese Anne Lovette per la colonna sonora.
Il film adotta un linguaggio sperimentale, privo di una sceneggiatura tradizionale: sono i protagonisti a costruire il racconto attraverso volti, gesti, silenzi e parole, lasciando allo spettatore la libertà di interrogarsi sulla complessità del mondo che scorre davanti ai suoi occhi. Ne emerge un racconto corale che mette al centro la dignità del lavoro in tutte le sue forme.
Tra le voci del documentario compaiono figure di primo piano come Maria Porro, presidente del Salone del Mobile, e i designer Piero Lissoni, Fabio Novembre, Elena Salmistraro, Gabriele Buratti, Luca Nichetto e Francesca Lanzavecchia. Ma il film non si limita al “sistema ufficiale”: dà spazio anche a chi quella settimana la vive da tutt’altra prospettiva. Come Munshi, fotografo di strada che da 25 anni vende polaroid ai turisti sul marciapiede, e un tassista che osserva Milano cambiare attraverso i racconti dei suoi passeggeri. Un racconto che parte dal cuore della manifestazione e si allarga fino all’hinterland milanese.
“Dopo anni passati a fotografare e filmare processi, prodotti e relazioni dell’industria del design”, racconta Vassallo “mi sono convinto che un film su un Salone più interiore fosse indispensabile”. A sintetizzarne il valore è Maria Porro: “Attraverso gli occhi di designer visionari e figure come Munshi, il film illumina il flusso umano dietro la macchina culturale ed economica che è il Salone. Il vero lusso del design sta nelle storie umane che lo animano”.
Lost and Roll sarà presentato in anteprima italiana il 16 aprile 2026 all’Anteo Spazio Cinema di Milano, alle ore 21.15.