Prima ancora di essere un sistema di trasporto, la metropolitana è un sistema di segni: colori, simboli, lettere e mappe che orientano milioni di persone. Dietro questa segnaletica si nasconde il genio dei più grandi designer. Da Franco Albini a Bob Noorda fino a Massimo Vignelli
Sono ovunque, o quasi. Ci portano dappertutto, o quasi. Collegano i sotterranei delle nostre città, scandendo il ritmo delle giornate. A Milano ci irritiamo se non passano ogni due minuti. Sì, stiamo parlando delle linee metropolitane, quelle di cui ci accorgiamo davvero solo quando si fermano per uno sciopero. Per il resto le prendiamo sovrappensiero: un po’ svogliati, un po’ infastiditi, soprattutto nelle ore di punta, quando ci ritroviamo stipati nei convogli.
Eppure raramente ci soffermiamo a pensare a quanto questo sistema funziona, a quanto è efficiente, nonostante – o forse proprio perché – è così intricato. Prima ancora di essere un’infrastruttura di trasporto, la metropolitana è un sistema di segni: un dispositivo semiotico fatto di simboli, colori, lettere, mappe. E chi si cela dietro la segnaletica delle grandi metropolitane del mondo? Dietro quella di Londra, di New York, e di Milano? Dei designer, naturalmente.
Se oggi ci sembra naturale orientarci nella metropolitana milanese, è perché all’inizio degli Anni 60 si decise che chiarezza e funzionalità dovessero esserne parte integrante. Nel 1962 il progetto delle stazioni della Linea 1 fu affidato allo studio di Franco Albini, con Franca Helg e Antonio Piva, che coinvolsero fin dall’inizio il grafico olandese Bob Noorda.
Per la prima volta, segnaletica e architettura furono progettate insieme, creando un sistema unitario in cui arredi, percorsi e cartelli parlavano lo stesso linguaggio. Seguendo i principi del razionalismo, eliminarono il superfluo e scelsero materiali innovativi, un layout essenziale e una forte coerenza visiva tra gli elementi: corrimani tubolari in metallo, pavimentazioni in gomma a bolli e orologi dal quadrante fuori scala.
Noorda progettò fasce colorate continue lungo le pareti per distinguere le linee e renderle visibili dai treni: rosso-arancio per la Linea 1, verde per la Linea 2. Ripeté i nomi delle stazioni ogni cinque metri e ridisegnò manualmente l’Helvetica, creando il carattere “Noorda”. Il sistema milanese divenne un modello internazionale e valse ad Albini e Noorda il Compasso d’Oro nel 1964.
Spostandoci da Milano a Londra, incontriamo la metropolitana più antica del mondo, inaugurata nel 1863. Uno dei suoi elementi più iconici è il roundel, il simbolo con cerchio rosso e barra blu introdotto nel 1908 per rendere i nomi delle stazioni più visibili.
La vera svolta arrivò però nel 1931, quando l’illustratore Harry Beck progettò una mappa schematica ispirata ai circuiti elettrici: linee rette e distanze uniformi che privilegiavano la leggibilità rispetto alla geografia reale. A completare il sistema contribuì il carattere Johnston, creato da Edward Johnston nel 1916: pulito, geometrico e immediatamente riconoscibile. Colori distintivi e segnali uniformi resero la segnaletica londinese un modello di chiarezza.
Attraversando l’Atlantico e arrivando a New York, la situazione si presentava radicalmente opposta. Inaugurata nel 1904 e nata dalla fusione di tre reti diverse, la metropolitana negli Anni 60 era diventata un labirinto di cartelli incoerenti.
Nel 1966 l’autorità dei trasporti incaricò Unimark International di Massimo Vignelli e Bob Noorda di unificare il sistema. Tra il 1967 e il 1970 i due designer standardizzarono colori, simboli e segnaletica, creando il New York City Transit Authority Graphics Standards Manual. Nel 1972 Vignelli progettò anche una mappa stilizzata, basata su linee rette e colori distintivi. Inizialmente criticata, divenne presto un’icona del design moderno.
Tornando in Europa, la metropolitana di Parigi – inaugurata nel 1900 – vide la propria segnaletica evolversi insieme allo stile delle stazioni. I primi ingressi disegnati da Hector Guimard erano esempi di Art Nouveau, con strutture in ferro decorate e la scritta “Métropolitain”.
Negli Anni 20 il sistema divenne più sobrio con cartelli retroilluminati, mentre nel tempo si affermarono soluzioni più funzionali: la “M” gialla in cerchio verde, la codifica a colori delle linee e i totem informativi. All’interno, piastrelle bianche e cartelli smaltati consolidarono un’identità visiva coerente, rendendo la segnaletica parigina un segno distintivo della città.