INTERVISTE
Concepire, progettare, esplorare

Non solo creatività, ma un metodo che indaga ogni dimensione del progetto sperimentando linguaggi, tecniche, materiali. Con esiti formali mai disgiunti da funzionalità e concretezza.
BBA Studio unisce alle radici profonde della pratica progettuale una forte identità tecnologica

Nasce nel 2005, con una spiccata focalizzazione su progetti retail di alto profilo. Guidato da un approccio concreto fatto di soluzioni personalizzate, sperimentazioni tecniche e materiche, un equilibrato mix fra tecnologie digitali e sapere artigianale. Oggi, dopo vent’anni di attività, BBA Studio ha un’identità ben definita, costruita su un modello metodologico in grado di spaziare in ogni scala e dimensione concettuale del progetto, anche grazie a uno staff di oltre trenta persone tra architetti, product designer, ingegneri e specialisti 3D. Ci accompagnano alla sua scoperta Barbara Ballabio e Andrea Burgio, architetti e partner fondatori dello studio.

BBA Studio si caratterizza per una forte specializzazione tipologica nel settore retail, come nasce questa vocazione?

Barbara Ballabio Più che di una scelta di partenza si è trattato di un percorso costruito nel tempo. Io e Andrea ci siamo conosciuti intorno alla fine degli Anni 90 nello studio Antonio Citterio & Partners, uno dei primi a occuparsi di retail di alto livello, di cui entrambi siamo stati collaboratori. Dopo quell’esperienza le nostre strade si sono temporaneamente separate – Andrea ha creato il suo primo studio, io sono entrata in Maison di grande prestigio internazionale nel team Store Planning – per poi riunirci nel 2005, quando abbiamo fondato BBA Studio. In vent’anni di attività, attraversando molteplici esperienze, abbiamo messo a punto un nostro approccio progettuale e un’identità tecnica che ci permette di esprimere la nostra capacità creativa in tutte le dimensioni del progetto degli spazi di vendita, pur operando entro le specifiche e i parametri d’immagine che caratterizzano i grandi brand.

Cosa significa lavorare con realtà di queste dimensioni e una brand identity ben definita, ma anche per certi versi vincolante?

BB. Ogni marchio ha le proprie modalità per interfacciarsi con i consulenti esterni, ma in linea generale si tratta ogni volta di individuare il percorso più efficace per apportare nel progetto il nostro contributo creativo, pur rimanendo entro le linee guida dettate dal committente. In questo senso il nostro metodo di lavoro, che coniuga artigianalità e cura del dettaglio tipicamente italiani con un forte contenuto tecnologico e una costante ricerca materica e formale, risulta particolarmente efficace, non solo in termini estetico-funzionali ma anche come strumento di comunicazione del progetto. Che, prima ancora del primo tratto di matita, presuppone sempre, da un lato, la ricerca di una chiave interpretativa originale dell’immagine e dei valori del brand, dall’altro, la messa a punto di soluzioni tecnico-esecutive e funzionali idonee a dare corpo ai contenuti creativi. In questo senso la sinergia fra le nostre competenze e una serie di metodologie e strumenti tecnologicamente avanzati risulta molto efficace.

Non solo un metodo, quindi, ma anche la capacità di sviluppare soluzioni ed esplorare in autonomia limiti e possibilità di nuove tecniche e materiali…

Andrea Burgio È questo il motivo per cui due anni fa abbiamo creato BBOfficina, un’evoluzione fondamentale nel percorso del nostro studio. Si tratta di uno spazio dedicato alla ricerca, un laboratorio che ci consente di sperimentare e sviluppare in maniera tangibile e immediata soluzioni progettuali tramite l’utilizzo di tecnologie avanzate come la stampa 3D. Dal punto di vista concettuale lo consideriamo un punto di equilibrio e incontro fra tradizione artigianale e innovazione tecnologica, due elementi che negli spazi di BBO integriamo grazie a strumenti digitali avanzati per trasformare il design thinking in materia tangibile.

Un recupero della dimensione materiale del fare, quindi, che in questi anni ha in parte ceduto il passo a quella digitale…

AB. Sono due mondi che in BBO non viaggiano paralleli ma uniti e integrati. In fondo è quello che si è sempre fatto nei laboratori – certo con mezzi meno sofisticati e tecnologici di quelli attuali –, ovvero trasportare e sperimentare nella dimensione fisica e tridimensionale ciò che viene concettualizzato e concepito in due dimensioni sulla carta. Con il vantaggio di poter gestire internamente anche la fase di prototipazione grazie alla stampa 3D, e da qui esplorare anche altre dimensioni materiche grazie al contributo di partner esterni. Anche in questo caso un metodo che sta dando risultati talmente efficaci da averci spinto a esplorare scale diverse da quella architettonica, e in particolare la dimensione del product design. Ad esempio con Infill Heritage, una sperimentazione molto promettente e con un potenziale tutto da scoprire.

Di cosa si tratta?

BB. Di un progetto – protagonista di un’installazione realizzata in occasione del Fuorisalone 2025 – che dal punto di vista concettuale nasce come collegamento fra la tradizione architettonica del Novecento milanese e le attuali metodologie progettuali basate su modellazione parametrica e stampa 3D. Abbiamo concepito una reinterpretazione digitale di alcuni pattern decorativi tratti da elementi architettonici presenti nei disegni di Piero Portaluppi, e tramite la stampa 3D, che ottimizza automaticamente il materiale garantendo la solidità del pezzo finito, siamo intervenuti sull’estetica di questo elemento strutturale, denominato Infill. Le texture ispirate a Portaluppi sono state integrate all’interno di questo strato, creando un’interazione tra diversi livelli espressivi, dall’ornamento all’infill strutturale, dall’ottimizzazione funzionale del materiale generato dalla macchina alla creazione di un linguaggio estetico che conferisce una specifica identità alla componente tecnica. Il potenziale applicativo di questa sperimentazione è tutto da esplorare: porte, partizioni interne, corpi illuminanti, oggetti d’uso quotidiano, solo per citarne alcuni.

Applicate il medesimo approccio all’architettura e agli interni, o la differenza di scala influenza in qualche misura il processo progettuale?

AB. Sul piano concettuale la nostra visione è governata da tre elementi: una poetica, rappresentata da ciò che il progetto vuole raccontare, una dimensione tecnica, al servizio di questo racconto, e una funzione, che costituisce l’istanza ordinatrice fondamentale dell’intervento. All’interno di questo frame l’approccio e il conseguente processo rimangono sostanzialmente gli stessi a prescindere dalla scala. Questo è dovuto anche a una nostra modalità di affrontare il progetto d’interni che negli anni è diventata parte integrante della nostra identità, ovvero utilizzare degli elementi di sintassi architettonica anche nel linguaggio di interior nel quadro di un approccio organico in cui ogni componente ha un suo valore e una sua funzione. Un esempio particolarmente significativo in questo senso sono gli interni che abbiamo sviluppato per gli store Missoni, dove l’iconico segno grafico a zig zag dei tessuti del brand è stato trasposto tridimensionalmente sulle pareti attraverso la creazione di piani sfalsati e sequenze di linee verticali, e ulteriormente evidenziato da un’illuminazione d’accento annegata nei pannelli di rivestimento. Tutti realizzati in carta pressata, quindi anche in questo caso con una ricerca materica lontana dalle soluzioni più convenzionali.

Grazie a un approccio al progetto che mantiene costantemente una salda relazione tra componente formale e aspetti tecnico-esecutivi il lavoro di BBA Studio ha assunto negli anni un’identità personale e riconoscibile, in cui la chiave interpretativa di ogni intervento non è mai disgiunta da un’esplorazione delle possibilità di materiali, colori, forme tramite un utilizzo ragionato della tecnologia. Con risultati di grande efficacia funzionale ed espressiva.