INTERVISTE
Ilaria Marelli

In un’epoca in cui il lavoro è dominato da algoritmi e IA, c’è chi sceglie di mettere al centro il valore delle persone. Ilaria Marelli, designer e art director Manerba, racconta un modo diverso di pensare l’ufficio: empatico, flessibile e profondamente “human”

Basta scorrere LinkedIn per rendersene conto: oggi il dibattito sul lavoro è dominato da produttività, algoritmi e automazione. Eppure, nel design c’è chi sceglie di mettere al centro le persone riaffermando il valore dell’empatia e della condivisione. Il motivo si trova là fuori, nel mercato: negli ultimi anni il mondo dell’office design ha vissuto una trasformazione radicale. Gli spazi di lavoro, un tempo definiti da geometrie rigide e materiali neutri, oggi si misurano con un cambiamento culturale che rimette al centro l’esperienza umana. Per essere attrattive – e quindi competitive –, le aziende sono chiamate a creare ambienti più accoglienti e flessibili, capaci di assecondare ritmi di vita ibridi e le sensibilità delle nuove generazioni. L’ufficio diventa così un contesto sociale nel quale si può finalmente stare bene e, quindi, lavorare meglio. In questa direzione si muove Manerba, storica azienda mantovana, che con la direzione artistica della designer Ilaria Marelli ha intrapreso un percorso di ridefinizione che trova massima espressione nel claim Be human: un manifesto che dichiara il bisogno di restituire umanità, colore e calore al mondo del lavoro.

Guardando alla storia di Manerba, il claim Be Human sembra la sintesi di un percorso più che una cesura. È così?
Esatto. Non rappresenta uno strappo, ma un’evoluzione coerente del linguaggio aziendale. Manerba, fondata nel 1969 e ancora oggi a conduzione familiare, affianca da sempre a un’impronta industriale solida un approccio empatico. Con il mio lavoro ho semplicemente colto questa essenza e l’ho trasformata in una narrazione nuova, che si rifletterà tanto nei prodotti quanto nel modo di raccontarli. Per farlo, è stato fondamentale condurre una ricerca sul settore, sull’evoluzione degli uffici e sui trend emergenti. Lì ho compreso che oggi le persone cercano spazi in cui sentirsi riconosciute e accolte. Gli uffici devono diventare “luoghi amici”, in grado di invogliare a tornare non perché si deve, ma perché si sta bene. Da questa consapevolezza ha preso forma tutto il resto.

Cosa intendi con “narrazione nuova”?
Nel nuovo vocabolario aziendale abbiamo introdotto espressioni come “gentle total office” e “ambiguità spaziale”, concetti più aderenti al panorama contemporaneo dell’office design. Questi e altri termini definiscono un modo diverso di intendere il progetto, più vicino alla vita reale. Ma oltre al lessico, abbiamo lavorato sul modo stesso di presentare i prodotti: oggi l’obiettivo di Manerba è partire dalle persone e dalle situazioni – con i loro obiettivi, problemi e punti di forza – e solo in seguito arrivare al prodotto. Il cambiamento coinvolge l’intera filiera, fino alla forza vendita. È un linguaggio nuovo, che si assimila con il tempo, ma che restituisce significato alle soluzioni a catalogo, rendendo ogni prodotto più riconoscibile e identitario.

Come si traduce Be human sul piano del prodotto?
È importante una premessa: non credo che sia così vero che le persone vogliano lavorare da casa. Ma neanche che vogliano lavorare solo in ufficio. Credo che l’ufficio del futuro sarà sempre più un hub, un luogo di incontro e confronto più che di pura produttività, e che in questo contesto altamente flessibile il tempo di vita e quello di lavoro non saranno più così distinti. Per questo diventeranno sempre più importanti i caffè coworking, le hall d’hotel, gli spazi condivisi, i parchi. Gli uffici sono e saranno sempre più potenzialmente ovunque: si lavorerà con più piacere, ma in contesti sempre diversi. In questo senso gli arredi, non più confinati solo all’ufficio tradizionale e corporate ma parte di hall, biblioteche, coworking e altri spazi dell’accoglienza, dovranno offrire flessibilità estetica e libertà compositiva, con elementi che si montano e si riadattano facilmente, pensati anche per contesti temporanei o soggetti a ridestinazioni d’uso.

Il colore è da sempre parte del dna di Manerba. Quale ruolo assume oggi all’interno del progetto Be human?
Be human può parlare anche in bianco e nero, ma è soprattutto un invito a vivere a colori. Il lavoro che l’azienda porta avanti da anni su questo tema è straordinario, come dimostra lo sviluppo del “Progetto Colore Manerba” dove le tinte sono coordinate su qualunque tipo di superficie, dai metalli, ai tessuti, ai pannelli. In quest’ottica quest’anno abbiamo sviluppato SKIN superficie tattile ultra-resistente e personalizzabile, perfetta per i piani di lavoro. Il colore, elemento chiave anche nei progetti custom, entra naturalmente nel perimetro del manifesto Be human in quanto parte di un linguaggio visivo coerente e capace di dare personalità agli spazi e benessere alle persone. Continuerà per questo a essere cruciale.

Insegni da anni in ambito accademico. Quanto il confronto con i più giovani incide sulla tua visione del lavoro e del progetto?
È un aspetto centrale. Ogni giorno vedo ragazzi con competenze inedite: storicamente è forse la prima volta che, in azienda, i junior possiedono su certi temi più conoscenze dei senior. Riuscire ad assicurarsi la loro presenza è fondamentale per costruire un dialogo bilaterale di capacità, che generi contaminazione ed evoluzione collettiva. Al tempo stesso le richieste dei nuovi lavoratori sono cambiate, ma offrono ancora numerosi punti di incontro con il mondo professionale attuale. Esistono soluzioni intermedie – o ibride – ed è giusto proporle e sfruttarle.

Come si tradurranno tutte queste idee nei prossimi progetti Manerba?
Non posso svelare molto, ma per la prossima Design Week stiamo proseguendo il lavoro di grande “attenzione all’umanità” degli spazi di lavoro e di socialità: attenzione che nell’ambito del prodotto si traduce in soluzioni ospitali, flessibili, personalizzabili per colore e accessori, facili da montare e smontare, e ovviamente sostenibili, per creare ambienti dove le persone si possano sentire coinvolte in maniera piacevole.