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Michela Bianchi Porro

Nella casa milanese – con studio – dell’architetto d’interni Michela Bianchi Porro.
Che dopo la laurea al Politecnico e un Erasmus a Berlino, si è fatta le ossa a Londra
nello studio di Norman Foster

Quando racconta degli studi, dell’inizio della sua carriera e del progetto della casa dove vive con la sua famiglia, l’architetto Michela Bianchi Porro esprime passione ed energia. Entrambe si manifestano nel suo lavoro che ama e che ha affinato, dopo gli studi al Politecnico e un Erasmus a Berlino, negli anni londinesi presso lo studio di Norman Foster, poi a Zurigo, per tornare infine a Milano condividendo in un primo tempo un certo numero di esperienze con il collega Tommaso Fantoni. “Con il tempo ho messo a fuoco il mio vocabolario progettuale e ho imparato a suddividere gli spazi e a disegnare layout in grado di cambiare faccia agli interni”.

In questo percorso la pratica in cantiere è maturata a poco a poco e oggi Michela è approdata a un’intensa attività dedicata soprattutto agli interni. Un momento importante è stato quello che l’ha vista disegnare il suo appartamento. Nel centro di Milano, a due passi dal Duomo, in un edificio che risale agli Anni 60, l’architetto ha offerto un volto totalmente nuovo all’abitazione dove è cresciuta. Apparteneva ai suoi genitori ed esprimeva il gusto dell’epoca: una sequenza di stanze con le pareti a smalto veneziano giallo, tende di shantung e un’interessante collezione d’arte.

Luminosità, respiro, grandi serramenti simili a quadri che incorniciano i tetti oltre il terrazzo: trecento metri quadrati armoniosamente suddivisi tra un’ampia zona giorno, che include l’ingresso, una cucina ospitale, l’area riservata ai figli e quella della notte per gli adulti. “Mi mancavano aria e luce”, afferma, e grazie a demolizioni radicali sono ora presenti soprattutto nella zona giorno, la più utilizzata.

Una citazione del passato permane nello studio rivestito di calde boiserie in legno, ma ora, grazie a un’ampia vetrata che affaccia sul living, anche questa stanza si apre al resto della casa. “Il nuovo affaccio è stata un’idea di mio marito che immaginava una porta vetrata. Invece, pur accogliendo il suo suggerimento, ho preferito un vetro fisso per mantenere invariato l’ingresso allo studio”. Circa i materiali Michela Bianchi Porro ama che siano autentici: legno, ferro, pietra. Meglio le pareti dipinte che tappezzate, prudente con i colori ha voluto i soffitti in cemento con una leggera nuance più scura del bianco delle pareti intonacate.

Quando si gode di una superficie così ampia come quella a disposizione, ci si può permettere decisioni che non rispondono esclusivamente a preoccupazioni funzionali, ma sono meno scontate e riguardano valori simbolici. È il caso dell’ingresso: chi entra è accolto in un ampio spazio, da un albero che dà il benvenuto al visitatore e da pareti affrescate con delicati temi vegetali. Segue un lungo tavolo di consultazione, ricco di libri e oggetti, dall’aspetto minimal nonostante le notevoli dimensioni. Un secondo tavolo altrettanto significativo è quello disegnato da Michela in cucina: un piano di marmo che supera i quattro metri sorretto da sostegni in ferro che creano ritmo visivo.

Un progetto coraggioso dal momento che ha richiesto che i supporti venissero ancorati, per ragioni statiche, sotto la superficie del pavimento. Racconta Michela: “Queste sono le scelte che ci si può permettere quando si tratta della propria casa. Quando progetto per un cliente devo sacrificare una parte di libertà anche se spesso ho mano libera sul layout. Per l’arredo mi piace disegnare molti elementi su misura, diversi ogni volta. Perché ogni casa è un caso particolare”.