A Praga, Studio Oooox trasforma un bunker in un tempio del benessere. Un santuario grezzo e materico dall’allure brutalista che gioca sul contrasto tra l’austerità dell’ex rifugio civile e la quiete tipica di una spa
Quando gli architetti dello studio ceco Oooox hanno varcato per la prima volta la soglia di quello che un tempo era un rifugio civile a Praga, hanno compreso immediatamente che il valore dello spazio risiedeva non nel mascherarne le origini, ma nel valorizzarle.
Il progetto iniziale prevedeva la realizzazione di una piscina e di un centro benessere nel seminterrato dell’ex bunker, ma si è presto evoluto in un intervento più articolato e consapevole. Le volte in cemento armato, la struttura brutalista e le proporzioni quasi cattedrali dello spazio restituivano un’identità forte e primordiale, destinata a diventare il fulcro stesso del progetto.
Da questa consapevolezza è nata Vanguard Wellness, fondata sul contrasto tra l’austerità del rifugio civile e la dimensione contemplativa propria di una spa, adottando un linguaggio essenziale nella gestione di spazi, luce e materiali, lontano da qualsiasi intento decorativo. La struttura portante in cemento armato è stata preservata integralmente, come testimonianza tangibile della funzione originaria dell’edificio.
Tutti gli interventi successivi sono stati concepiti come innesti leggeri e reversibili: pareti in vetro, profili in acciaio, nuove gettate di calcestruzzo in stretto dialogo con le preesistenze. All’ingresso, una reception monolitica in cemento retroilluminato segna l’accesso alla spa, fungendo da elemento focale dello spazio.
L’asse longitudinale della piscina, invece, ordina l’intera distribuzione funzionale: attorno a essa si dispongono vasche idromassaggio, cabine sauna, docce, zone relax e spogliatoi. La gamma cromatica è volutamente ridotta all’essenziale: cemento a vista, vetro trasparente o fumé, dettagli metallici.
Unica eccezione, il mosaico nero della vasca principale. Questo materiale, anziché riflettere la luce, la assorbe, conferendo all’acqua una profondità visiva intensa, quasi ipnotica, che amplifica la dimensione introspettiva del luogo.
Le saune si allontanano dalle tipologie convenzionali: il legno, trattato e tinto di nero, si sposa con il carattere monocromatico che avvolge gli ambienti, mentre il bagno turco introduce una nota inattesa. Il soffitto in fibre ottiche, infatti, ricrea un cielo stellato, trasformando la sosta nel vapore in un momento quasi contemplativo.
Gli spogliatoi si sviluppano come un labirinto di pareti in mattoni di vetro retroilluminati, capaci di trasformare il semplice gesto del cambiarsi in un’esperienza sensoriale. Completano l’insieme una palestra e una piccola sala cinematografica, collegate dall’ex corridoio di fuga del rifugio, oggi riconvertito in un’uscita secondaria.
La sostenibilità attraversa l’intero progetto: il riuso della struttura esistente ha consentito di ridurre demolizioni e scarti, limitando il ricorso a nuove materie prime. Gli impianti per la piscina e la ventilazione integrano sistemi ad alta efficienza con recupero di calore, mentre l’illuminazione a led è gestita da un sistema che ottimizza i consumi.
Il linguaggio industriale del centro benessere non rappresenta una semplice scelta estetica, ma riflette una visione più ampia: un rapporto responsabile con il patrimonio storico, capace di restituire alle architetture del passato una nuova funzione senza tradirne l’identità originaria.
Questo articolo è estratto da Around Water 11. Sfoglia il magazine