Suggestioni che vengono da lontano, linguaggi diversi distanti dalle codificazioni stilistiche stringenti confluiscono in un hotel fuori dal tempo. Benvenuti chez Monsieur George, firmato Anouska Hempel
A pochi passi dagli Champs Élisées, ma distante dal caos e dal traffico e dalla folla che riempiono il boulevard, l’hotel Mosieur George si apre sulla defilata Rue Washington. Omaggio al primo presidente americano e alla toponomastica parigina, il progetto ridà verve a un edificio haussmaniano che da residenza privata si trasforma in albergo con 46 camere, tre suite e due locali aperti al pubblico.
Se l’aspetto dell’edificio è rimasto lo stesso, gli interni sono stati completamente trasformati dalla mano sicura della designer Anouska Hempel, non nuova a operazioni di questo tipo (due progetti su tutti: il Franklin di Londra e il Duxton Reserve di Singapore). Tra suggestioni tropicali, tratti mediorientali e stanze che hanno quel “je ne sais quoi” che fonde eleganza e deco, il progetto viaggia sull’onda di una scala cromatica piena e precisa, che identifica i differenti ambienti.
Al piano terra, in una giungla tropicale misteriosa, si trova il ristobar Galanga. Battezzato come una pianta rara indonesiana simile allo zenzero svela, a sorpresa, influenze marocchine nell’arredamento. Tavolini intarsiati e un lampadario monumentale con coppe di vetro rette da una struttura in ottone sono gli highlight di uno spazio il cui colore guida è il verde brillante. La stessa nuance abbraccia il cocktail bar George, più informale, il cui fiore all’occhiello è la saletta privata per piccole riunioni che accoglie fino a otto persone. Nel basement la Spa che guarda al nordic design con le sue pareti in pietra e i dettagli in legno chiaro.
I tre livelli superiori dell’edificio sono interamente occupati dalle camere per gli ospiti, formali quanto basta per adattarsi a tutto: week end romantici, viaggi di piacere e trasferte di lavoro. Al primo piano si trovano le Chequer Rooms, interamente giocate sulle sfumature del beige e del marrone molto scuro e ispirate alle residenze di campagna francesi del XVI secolo. Al secondo le Windsor Room ammiccano alla famiglia reale inglese con interni dove il velluto grigio e blu, soffice e cangiante, riveste gran parte delle superfici.
Al terzo piano, le Benjamin Franklin Room sono decisamente più leggere e luminose. La tinta guida è il bianco, l’atmosfera è leggermente shabby chic, i balconcini privati sono protetti da sottili tende di garza ricamata che svolazzano al vento. Il fiore all’occhiello di Monsieur George è la Duplex Garden Suite, alloggio esclusivo ispirato al castello di Marly, luogo di svago vicino a Versailles dove Luigi XIV era solito passeggiare con i suoi cortigiani. Privata, anzi privatissima, dispone di un dehors dedicato con cespugli e siepi di gelsomino che riempiono gli ambienti di profumo.