Vicino a Copenhagen Jonas Bjerre-Poulsen, founder di Norm Architects, ha progettato la sua casa con un approccio minimalista e rigoroso. Ricercando l’armonia tra elementi storici e modernità. Con legni, marmi, pietre e sofisticate sfumature di grigio che creano un’atmosfera quasi museale
Alla fine del XIX secolo molte famiglie dell’alta borghesia danese stabilirono le loro residenze estive lungo la costa settentrionale della Danimarca. Grazie alla posizione di fronte al mare, il villaggio di pescatori Vedbæk, non lontano da Copenhagen, divenne una delle località predilette per tale scopo ed è qui che nel 1911 gli architetti Wright e Marston progettarono una casa d’ispirazione tirolese, stile all’epoca molto amato, per l’allora ceo di un’importante azienda di teletrasporti.
Oggi in quei trecento metri quadrati vive Jonas Bjerre-Poulsen, founder dello studio Norm Architects, con la moglie e i figli. “Ho sempre immaginato di abitare in un edificio moderno e razionalista, affine al mio approccio di architetto e designer”, racconta Bjerre-Poulsen, “tuttavia questa casa, sebbene esternamente bruttina e internamente usurata, trasmetteva un’atmosfera da ‘bellezza abbandonata’ che ho trovato poetica e affascinante”.
“se è vero che la casa presenta molti ostacoli nella struttura, è pur vero che sono proprio queste imperfezioni a renderla interessante. Non esiste perfezione in natura, perché dovrebbe esistere in architettura?” JONAS BJERRE-POULSEN
Era, però, necessario un restauro che conservasse il romanticismo esteriore e trasformasse gli interni in un esempio di rigoroso, ma caldo, minimalismo scandinavo. Traendo spunto anche da musei e gallerie d’arte che, come la Saatchi di Londra, hanno tramutato vecchi edifici in location contemporanee, ha dunque puntato su materiali naturali e tonalità chiare e neutre come bianco, grigio e tortora, dall’effetto rilassante.
“Poiché la casa aveva sette tipologie di pavimento, con più tipi di legno e piastrelle, come prima cosa ho livellato le superfici per creare un flusso naturale tra le stanze e fatto posare a terra una magnesite dal carattere pulito e industriale in grado di dare vita a un intrigante contrasto con i dettagli storici dell’abitazione”, spiega Jonas. Non solo: “Dato che alcune stanze erano piuttosto piccole, ho lavorato con le proporzioni e la luce per ottenere una nuova armonia”.
IN TUTTA LA CASA JONAS HA fatto posare a terra una magnesite dal carattere pulito e industriale, CHE CREA un intrigante contrasto con i dettagli storici
C’è anche l’architettura giapponese alla base di questa impostazione, volta in primis alla progettazione di ambienti senza tempo e perciò incentrata anche su un approccio quasi dogmatico ai colori: “La maggior parte deriva dalle qualità intrinseche dei materiali utilizzati, come la pietra”, dice Jonas aggiungendo che “se è vero che la casa presenta molti ostacoli nella struttura, è pur vero che sono proprio queste imperfezioni a renderla interessante. Non esiste perfezione in natura, perché dovrebbe esistere in architettura?”
Per il resto tutto sembra tendere a una raffinata uniformità e a un’estetica attentamente calibrata, impreziosita da incontri tra linee rette e curve, nicchie, vetrate e porte a riquadri, sculture sinuose, vasi e ceramiche d’autore, lampade iconiche – tra cui Bilia di Gio Ponti, del 1932, con la sua sfera di vetro sospesa su un cono di metallo – nonché suggestive opere d’arte e fotografie di Mario Testino, Rich Stapleton, Nicolai Howalt e dello stesso Jonas. A guidare il tutto è la consapevolezza dello stretto rapporto tra architettura, luce ed emozione, oltre che un’idea della casa come rifugio e luogo di contemplazione.
In questo contesto la cucina in rovere disegnata da Norm Architects per Reform – con particolari maniglie in tombacco bronzato e collegata a una dispensa nel seminterrato da una scala dalle linee essenziali – dà l’impressione di spuntare fuori dallo spazio. E se nella sala da pranzo un lungo tavolo in marmo grigio progettato da Jonas accoglie anche alcuni dei suoi libri preferiti, in soggiorno le pareti rivestite in legno presentano intagli originali che si sono voluti mantenere, così come i caminetti in pietra. Uno di questi si trova nell’ampia camera da letto affacciata sul giardino e in parte sull’oceano. Infine, un certo gusto orientale si denota anche nel bagno con doccia e mensole incassate, lavabo e vasca ispirati ai sanitari in ghisa degli Anni 20 e grandi piastrelle in pietra.