Thierry Gillier e Cecilia Bönström, founder e art director di Zadig&Voltaire, aprono le porte della loro casa a Parigi. Un attico luminoso dove una scenografia in bilico tra minimalismo e stile industriale fa da sfondo a un’invidiabile collezione d’arte
Nell’open space destinato a zona giorno una fila di poltroncine Pierre Jeanneret sfila davanti a una grande vetrata a riquadri, con profili in ferro, che dà sul terrazzo con vista sulla Torre Eiffel. È un dettaglio, ma descrive bene l’approccio con cui Thierry Gillier, founder della casa di moda Zadig&Voltaire, e Cecilia Bönström, art director del brand, hanno rinnovato un lussuoso appartamento parigino.
In questi 500 metri quadrati distribuiti su due piani, a pochi minuti dalla sede di Zadig&Voltaire, tutto è stato pensato con attenzione per rendere ogni angolo una piccola sorpresa e per creare l’ambientazione perfetta dove far coesistere passato e futuro, eleganza e spirito ludico, rigore minimalista, gusto industrial e sensualità.
Valorizzare la ricca e ricercata collezione d’arte di famiglia, a partire dalle opere di Picasso, Jean-Michel Basquiat, CyTwombly e Christopher Wool che si vedono all’uscita dell’ascensore all’ultimo piano, era uno degli obiettivi principali. E dato che di quella collezione fanno parte anche oggetti e manufatti scovati in giro per il mondo, i proprietari hanno scelto di integrarli negli interni collocandoli in posizioni strategiche, come le antiche sculture africane e indonesiane disposte ad hoc per aggiungere calore all’atmosfera moderna e rigorosa della casa.
Pareti bianche ed essenziali creano un ambiente che rispecchia in toto la personalità di Thierry e Cecilia, il primo approdato alla moda dopo aver studiato design alla Parsons School di New York e pittura e cinema al Bard College, sempre nella Grande Mela, negli Anni 80 e 90. Di lì il ritorno in Francia, un’esperienza presso Yves Saint Laurent e la decisione di non entrare nell’azienda di famiglia – la Lacoste – ma di lasciare un segno con un proprio brand, Zadig&Voltaire per l’appunto, il cui nome rimanda al racconto filosofico dell’illuminista Voltaire Zadig o il destino. L’incontro con Cecilia ha fatto il resto.
La coppia ha traslocato in questa luminosa abitazione dopo aver lasciato un superbo appartamento haussmanniano dai soffitti affrescati. “Adoro scoprire posti nuovi e trasformarli”, dice Thierry. E benché Cecilia non fosse entusiasta all’idea di spostarsi, a convincerla è stata proprio l’idea che in questa grande location ci sarebbe stato molto più spazio per l’arte. Il punto era inventarsi la cornice giusta e quindi si è proceduto con la complicità dell’architetto Bernard Dubois, cui si deve l’idea di nascondere riscaldamento e impianto di illuminazione nel sottotetto e di aprire un lungo lucernario, generosa fonte di luce naturale.
“Amiamo la purezza e l’autenticità di materiali come legno, pietra, bronzo, usati in modo semplice”, afferma Cecilia. E se è il legno grezzo delle travi a dominare il soffitto, sono le lastre grigio-azzurro del Ceppo di Gré a comporre con coerenza i pavimenti. Ed è realizzato nello stesso materiale anche il bancone della cucina a isola con mobili in acciaio. Una continuità, quella così ottenuta, pronta a spezzarsi nel passaggio dal living alle suite per genitori e figli al livello inferiore: dal rigore post-industriale si vira verso un comfort più intimo e tradizionale, fatto di parquet a spina di pesce, modanature e boiserie.