DESIGNERS AT HOME
A casa di Fiorenza Mauro

Nel quartiere napoletano di Chiaia, una casa celebra il potere suggestivo del bianco associando gusto minimalista, vintage e artigianato. Un progetto di Fiorenza Mauro dove
il total white è immersivo. E permea ogni cosa

E’ Il bianco, in tutta la sua purezza e luminosità, il protagonista assoluto nell’appartamento napoletano di Fiorenza Mauro, interior designer, e del compagno Marco di Sauro. Siamo nel quartiere di Chiaia, in un edificio storico del 1700: è qui che Fiorenza, con la complicità dell’amico architetto Giuliano dell’Uva, ha progettato questa casa, un tempo parte di un monastero, pensandola come un’oasi di quiete e tranquillità in mezzo alla frenesia di Napoli. Si spiega così la scelta del total white non solo per pareti, soffitti e pavimenti, ma anche per arredi, oggetti e opere d’arte.

Una soluzione che oltre a evocare un sentimento di candore, dal punto di vista architettonico contribuisce a far apparire più ampi, ariosi e ordinati gli ambienti, producendo un’impressione di continuità e un’unità visiva e concettuale, come se ci si trovasse in un unico spazio aperto, nonostante i muri spessi che separano le stanze l’una dall’altra. Il bianco non si riduce, dunque, a principio estetico, ma si fa esperienza. “È sempre stato il mio colore preferito, mi dà un senso di pace e mi ricorda le isole del Mediterraneo”, dice Fiorenza, che ha puntato sul total white anche per gli arredi, sortendo un effetto finale di fusione dei mobili con l’architettura, quasi i primi fossero generati dalla seconda.

A prima vista i materiali sembrano semplici, lontani da un’idea di lusso sfarzoso. “Non mi interessano i progetti pretenziosi, non riflettono la mia personalità”, spiega Fiorenza, nata e cresciuta a Posillipo, che in questa residenza di 120 metri quadrati situata tra l’aristocratica zona di Monte di Dio e i più folcloristici quartieri spagnoli ha riscoperto quella che definisce “una Napoli più autentica”. “Non vedevo l’ora di lavorare con gli artigiani del posto che hanno poi realizzato su misura la maggior parte dei mobili, tra cui il caminetto in ferro e il daybed incorporato nel soggiorno”.

Sempre nel living una coppia di divani Ghost di Paola Navone si affianca a un mobiletto e a un tavolino in ferro fabbricati ad hoc, alla scultura in filo metallico Cloud di Benedetta Ubaldini Mori, nonché a una foto d’epoca di piazza del Plebiscito e a un set di sedie firmate Gae Aulenti. A parte qualche tocco di nero qua e là, il bianco permea ogni cosa. Anche in cucina, dove tra mobili alti ricavati da pannelli in truciolato verniciato si erge l’isola: un blocco di marmo di Carrara con un bordo plissé simile a quello tipico delle vecchie cucine napoletane.

Mentre nel bagno padronale in bianco e nero troviamo la lampada da parete Nemo di Charlotte Perriand e nella camera da letto l’applique Anni 70 Bugia di Guzzini, il letto Moheli di Paola Navone e una coppia di sedie in bambù accostate a una lampada da tavolo di Joe Colombo. In questa cornice in cui linee rette e archi si integrano armoniosamente, ogni oggetto ha un valore simbolico. “Molti sono pezzi fatti a mano che ho comprato durante i miei viaggi, altri sono regali di amici e parenti. Ciascuno rappresenta un aneddoto personale da condividere”.

Il risultato è una monocromia che sposandosi con un gusto minimalista finisce per delineare un’atmosfera senza tempo, donando al tutto un fascino misterioso: il bianco funge da tela neutra su cui giocano luci e ombre, trasformando gli interni in opere in evoluzione. Con un’unica eccezione: nello studio una carta da parati Fornasetti a foglie verdi incornicia l’arco della finestra. Un unico dettaglio che rompe la monocromia e stabilisce un dialogo con il contesto, perché, spiega Fiorenza: “Dall’abitazione si intravedono gli alberi di limoni e aranci nei tradizionali giardini partenopei”.