Un cubo austero – ma lirico – sezionato da una diagonale ardita. L’architetto cileno Ivan Bravo esplora con maestria le dicotomie architettoniche
“Per non essere legati che nulla ci unisca”: questo verso di Pablo Neruda e l’idea che racchiude sono alla base di Humo House e della filosofia che ne ha definito il progetto. La casa vacanza, infatti, è stata commissionata da una coppia che vive una relazione stabile ma che non ha mai coabitato. I proprietari risiedono in appartamenti vicini – ma distinti – a Santiago, in Cile, vivendo quotidianamente i concetti duali di unità e separazione.
Questa casa vacanze è il loro primo esperimento di condivisione e proprio per questa ragione il concept è un’avvincente esplorazione delle dicotomie architettoniche, perfettamente inserita nel paesaggio naturale. Situata nel sud del Cile, in una radura naturale che termina sul lago Ranco, Humo House è fiancheggiata da una fila di alberi da un lato e da un piccolo ruscello dall’altro. Il progetto di Ivan Bravo – in collaborazione con Martín Rojas e Juan Oyarzún – parte da un cubo di undici metri di lato, perfettamente allineato ai punti cardinali, sezionato da una vertiginosa diagonale che – giocando sulla dualità e il concetto degli opposti – genera fronti radicalmente diversi fra loro.
Il progetto parte da un cubo di undici metri di lato, allineato ai punti cardinali, sezionato da una vertiginosa diagonale che genera fronti radicalmente diversi fra loro
Le due facciate più grandi si proiettano all’esterno e si aprono al paesaggio e alla vista del lago, mentre le due più piccole sono quasi completamente cieche, per offrire riparo e il giusto grado di intimità e introspezione.
Anche all’interno ritroviamo la stessa dualità: tutti gli ambienti comuni condividono metà della casa su uno spazio aperto a tutta altezza, mentre le camere sono più appartate, distribuite su tre livelli dell’altra metà dell’edificio. Un lungo tavolo ricavato da un tronco di larice caduto utilizza quasi tutto lo spazio del piano terra, fungendo sia da tavolo da pranzo che da unità cucina.
Le due stanze padronali sono al primo piano, una per lei e una per lui, e si fronteggiano simmetricamente all’estremità del corridoio. Una soluzione che offre un buon grado di intimità tra i due proprietari ma senza mai alterare la loro indipendenza, dando forma a quel delicato punto intermedio in cui i due, anche in Humo House, “coabitano separatamente”. Al secondo piano, uno studio si apre sulla tripla altezza, lì dove le geometrie della casa e il grande tetto diventano più presenti e tangibili.
Ai rivestimenti e al colore il compito di conferire unità formale e percettiva all’insieme. Sia l’interno che l’esterno sono rivestiti in listelli di legno di frassino tinti in grigio chiaro, con tonalità che richiamano le mattine nebbiose che caratterizzano la zona. È infatti a questa texture ruvida e naturale che Ivan Bravo affida il compito di unificare l’ardita sequenza spaziale dell’edificio, con tonalità di grigio simili ma non uniformi. Che scaldano gli ambienti ma senza mai intaccarne il mood severo ed essenziale.