ARCHITETTURA
Casa in Quebec

Su un versante scosceso del Mont Foster, in Quebec, la casa progettata da Atelier II I7 combina un basamento in calcestruzzo e un volume ligneo sospeso. Un’architettura compatta e discreta che trasforma la morfologia del terreno in dispositivo spaziale e visivo

Bruno & Michèle è una residenza immersa nel paesaggio di Bolton-Ouest, nel Québec, firmata dallo studio Atelier II I7. Il progetto nasce da un confronto ravvicinato con la topografia scoscesa del Mont Foster, dove affioramenti rocciosi emergono dalle alte erbe e lo sguardo si apre verso le Sutton Mountains.

Fin dalla prima visita, l’entusiasmo condiviso tra progettisti e committenti si è tradotto in una visione chiara: un basamento minerale scolpito nel pendio, sul quale adagiare un volume ligneo compatto e raccolto, sospeso tra gli alberi e proiettato verso il paesaggio. Le parole chiave indicate dai clienti – compatto, discreto, accogliente – fin da subito diventano il filtro di tutto il processo progettuale.

La scelta dell’impianto e del posizionamento dell’edificio risponde alla necessità di rivelare il sito, amplificandone viste e qualità percettive, limitando al minimo l’alterazione del profilo naturale. Da questo vincolo discende un lessico materico ridotto a tre elementi – calcestruzzo, legno, acciaio – utilizzati con continuità fra esterno e interno.

Il calcestruzzo armato a vista, con cassero ligneo, riprende fisicamente e visivamente la ruvidità delle rocce presenti in sito. Il rivestimento ligneo del volume superiore è destinato a ingrigire, fino a sovrapporsi cromaticamente ai toni del bosco. L’acciaio interviene con precisione nei punti di giunzione, nelle schermature e nei dettagli strutturali.

L’accesso alla casa avviene dal basso, dove si collocano il garage e l’officina per biciclette, primo contatto con l’intervento costruito. Da questa quota inferiore si percepisce il volume ligneo che si allunga lungo il pendio e appare sospeso fra i tronchi. Il basamento in calcestruzzo, parzialmente incassato nel terreno, configura una massa compatta che prosegue idealmente la geologia del luogo. L’architettura si definisce così come un sistema di due volumi: un plinto minerale e un corpo superiore ligneo, connessi da un nucleo di circolazione verticale che funge da cerniera tipologica, strutturale e percettiva.

Il volume inferiore assume il ruolo di base topografica più che di semplice piano terra. Il calcestruzzo a cassero lascia in facciata l’impronta delle tavole, una grana verticale che dialoga con il ritmo degli alberi. Le aperture sono concepite come porzioni sottratte alla massa: tagli netti nel plinto, incorniciati da telai in legno che sottolineano il passaggio dalla condizione minerale a quella abitata. Le bucature profonde garantiscono luce laterale controllata e viste selettive sul giardino, generando un’atmosfera protetta, quasi ipogea, ma non introversa.

Sopra il basamento si innesta il volume in legno, più leggero per linguaggio e proporzioni. Il corpo si protende verso valle con un tratto in aggetto che enfatizza la dimensione sospesa dell’abitare. La facciata è trattata con estrema economia dei segni: poche aperture verticali a tutta altezza punteggiano il fronte, stabilendo un ritmo calibrato e garantendo profondità di luce negli ambienti.

Nella zona più sporgente, un sistema vetrato continuo lavora come diaframma trasparente tra interno e paesaggio. Qui il disegno delle finestre è guidato dall’idea di costruire inquadrature specifiche, diverse nel corso della giornata e delle stagioni.

La distribuzione interna riflette la stessa volontà di compattezza e discrezione. La pianta è ridotta all’essenziale, priva di ridondanze, e delega a un sistema di arredi fissi e boiserie il compito di organizzare i passaggi e definire i diversi ambiti d’uso.

Le soglie tra i locali sono marcate da elementi di carpenteria che integrano contenimento e superfici d’appoggio, permettendo allo spazio domestico di essere percepito come un percorso continuo, articolato ma non frammentato. Le visuali sono mantenute il più possibile aperte, con setti calibrati che garantiscono privacy senza interrompere la leggibilità complessiva del volume.

Un ruolo determinante è affidato al soffitto del piano principale, realizzato con pannelli lignei e listelli che scandiscono l’orizzontalità degli spazi. Questa orditura ritmica dialoga con la verticalità del bosco e con la severità controllata dei prospetti esterni, offrendo un contrappunto caldo e tattile all’astrazione del volume. Il legno, reiterato in pavimenti, infissi e arredi, costruisce un continuum materico che distingue chiaramente il carattere di questo livello rispetto alla robustezza minerale del basamento.

La connessione fra i due piani è affidata a una scala accompagnata da una schermatura in legno e metallo che si comporta come filtro visivo e spaziale. Non una parete piena ma una trama, ora fitta ora rarefatta, che modula le trasparenze, lascia passare la luce, suggerisce viste diagonali. In questo modo la scala non è un semplice collegamento verticale, ma un dispositivo che articola la relazione tra i due volumi preservando la continuità percettiva dell’insieme.

Nel complesso, la residenza si configura come un’architettura disciplinata, che fa del sito il vero generatore del progetto. La divisione in un basamento in calcestruzzo e in un volume ligneo sospeso non è una scelta formale, ma l’esito di una strategia di adattamento topografico e di messa in scena controllata del paesaggio.

La riduzione dei materiali, la misura delle aperture, la cura della luce e delle relazioni visive, insieme alla coerenza del dettaglio costruttivo, restituiscono una casa che appartiene al luogo senza compiacimenti mimetici. Una residenza contemporanea nlla quale geologia, struttura e vita quotidiana risultano strettamente intrecciate.