In Messico, Aagnes Studio insieme a Estudio Macias-Peredo costruisce un rifugio che trasforma la materia grezza in esperienza sensoriale
Il cemento a vista come struttura e linguaggio, materia che diventa misura dello spazio domestico. Immersa nel paesaggio boschivo di Guadalajara, in Messico, Casa Primavera è l’espressione di come radicaliltà strutturale e intimità domestica possano convivere.
Il progetto architettonico firmato da Estudio Macias-Peredo con l’interior di Aagnes Studio non cerca mimetismi nè effetti spettacolari, al contrario, affida al calcestruzzo la definizione di un impianto solido, quasi primario.
Qui il cemento non è soltanto materia costruttiva ma si fa strumento compositivo: organizza le sequenze spaziali, regola i rapporti tra interno ed esterno, stabilisce un ritmo che viene modulato dall’inserimento di superfici più porose e oggetti carichi di memoria.
Una presenza materica forte, quasi primordiale, che definisce volumi netti e proporzioni calibrate, instaurando un dialogo diretto con il contesto naturale. È in questa dialettica tra rigore e sedimentazione culturale che il progetto trova la propria cifra.
L’ossatura in calcestruzzo non è solo elemento costruttivo, ma dispositivo spaziale che organizza sequenze e inquadrature verso l’esterno. La luce filtrata dalla vegetazione entra negli ambienti e scivola sulle superfici grezze, accentuandone la profondità tattile. In questo scenario rigoroso si innesta un progetto di interior che ricerca una dimensione raccolta e sensoriale.
La palette materica privilegia texture rustiche e tonalità scure: pietra, argilla bruna, tessuti naturali la cui l’organicità mitiga la forza espressiva del cemento. Oggetti della tradizione messicana – antichi metates, manufatti in argilla di Tonalá, vasi in ceramica nera di Oaxaca – scaldano gli spazi, soprattutto la cucina e le aree giorno.
Sulla terrazza, una coppia di sedute vintage in vimini intrecciato degli Anni 40 crea un contrappunto leggero alla rudezza di pietra e calcestruzzo. Panche in legno massello e recipienti in pietra invecchiata, dalle geometrie irregolari, evocano una memoria imperfetta che si confronta con la precisione dei pattern architettonici.