THE ORIGINALS
Case inaspettate

L’architetto Giuseppe Amato firma una serie di case utopiche, ma realizzabili. A cominciare da un minuscolo appartamento nel quale il letto scende dall’alto, “mollando gli ormeggi”

Sognare e progettare, poi realizzare: è questo il metodo ideato da Giuseppe Amato con cui ha creato una serie di case utopiche – ma realizzabili – che ha intitolato “Case inaspettate”. Nato a Palermo nel 1970, Amato sfugge alle definizioni: architetto, designer, inventore, visionario, artigiano… in sintesi, un demiurgo dotato di capacità generativa, di forza ordinatrice e plasmatrice, che vivifica i materiali, dando loro una forma, un ordine e, soprattutto, un’Anima Mundi.

Il suo progetto Unexpected Homes è una fantasticheria sull’abitare, architetture nate dall’interazione tra uno stato d’animo e un luogo immaginario. “Il mio metodo, rispetto a quello convenzionale di un architetto, si differenzia per l’interpretazione degli spazi pensando a chi li abiterà e li considererà propri. Se trovi un luogo adatto a te hai trovato anche un luogo per la tua anima. Anche se si tratta di un approccio architettonico utopico, è possibile e realizzabile… questo è il bello di questo metodo non convenzionale di fare architettura. Questa è la bellezza delle case inaspettate”, spiega Amato.

Nel concepire questi spazi parte da una visione potente (sogno) e da un disegno espressivo e un modello in legno (bozza). “Inizio quindi con l’immaginarmi all’interno di un luogo, come se fosse un rifugio. Questo è il passaggio del sogno. Il secondo passo è rappresentare questa visione con uno o più schizzi veloci. Ho bisogno che l’immaginazione sia nitida e vivida sulla carta, piuttosto che attraverso una realizzazione tridimensionale di una maquette in legno. Questo è il passaggio della bozza. Questi primi due passaggi riguardano l’aspetto inconscio e irrazionale del processo di lavoro. Da qui inizia il lavoro razionale: il volume abbozzato deve trovare completezza, utilità, praticità. Questo è l’ultimo passaggio del Mestiere”, dice spiegando la sua tecnica.

La stessa tecnica è stata applicata anche a questo minuscolo appartamento-studio a Milano, di soli 25 metri quadrati. Una casa inaspettata – più realizzabile che utopica – che si trova nel quartiere dei Navigli. Giuseppe ha interpretato lo spazio creando una transizione tra la zona giorno e la zona notte grazie a un letto sospeso con un sistema di contrappesi che può essere abbassato e sollevato.

Le corde che sorreggono il letto sono fissate a quattro tacchette sulla parete ed è sufficiente “mollare gli ormeggi” per far scendere il letto. Quando il letto scende si inserisce perfettamente tra la scrivania e l’isola della cucina incorporando con precisione matematica il tavolo da scacchi sottostante.

Anche la scrivania si evolve: può essere aperta e al suo interno nasconde il necessario per la mise en place, diventando così, all’occorrenza, anche una zona pranzo. Il materiale maggiormente utilizzato da Giuseppe in tutte le sue creazioni è il legno.

“Ho sviluppato e brevettato un particolare tipo di essiccazione e stagionatura del rovere che mi ha consentito di ottenere un risultato ottimale in termini di prestazioni meccaniche ed estetiche”, racconta. Giuseppe fa anche un grande uso di ferro decapato, calce spenta, lino grezzo, gomma vulcanizzata, carta straccia e alabastro di Volterra.

Nel bagno per pareti e il pavimento ha utilizzato mattoni di cotto lombardo fatti a mano e il lavabo è in marmo nero marquinia scavato nel blocco. Il lino grezzo è usato come tende e per coprire le nicchie. E una libreria sospesa disegna l’intero perimetro della stanza.

I toni sono caldi e naturali per accompagnare le tonalità del legno e creare un’estetica monocromatica. “Ma questo è solo un esempio. Il metodo Dream and Draft – sottolinea Giuseppe – si può applicare a qualsiasi tipo di progetto. E a qualsiasi tipo di ambizione”.

Questo articolo è estratto da The Book 31. Sfoglia il magazine