Nel progetto della sua casa a Melbourne, Paul Conrad disegna un involucro che è la conseguenza di un ordine costruito dall’interno. Partendo da proporzioni, sequenze, visuali e relazioni tra gli ambienti
Conrad Residence nasce da un’idea tanto semplice quanto radicale: lasciare che siano gli spazi interni a determinare progressivamente forma e carattere dell’architettura. Progettata da Paul Conrad per sé, la moglie e i due figli a Malvern, nel settore orientale di Melbourne, la casa prende forma a partire da proporzioni, sequenze, visuali e relazioni tra gli ambienti. L’involucro diventa così la conseguenza di un ordine costruito dall’interno, nel quale distribuzione, materia e rapporto con il giardino concorrono alla definizione dell’insieme.
Il risultato è una residenza di 445 metri quadrati, la cui facciata riprende proporzioni di matrice classica attraverso una composizione simmetrica e aperture verticali tradotte in un linguaggio contemporaneo. Un portale rivestito in pietra calcarea inquadra la porta in rovere scuro, mentre la vegetazione destinata a ricoprire parte le superfici introduce fin dall’esterno il rapporto con il giardino.
Superato l’ingresso, la casa si organizza lungo una prospettiva che attraversa il piano terra fino al verde sul retro. Al centro del percorso si trova la scala ellittica, rivestita in pietra calcarea Crema Lyra e illuminata da un lucernario. La sua geometria accompagna il movimento verticale e diventa uno degli elementi attorno a cui si costruisce la percezione degli spazi. Sullo stesso asse si apre lo studio di Conrad, concepito come biblioteca e luogo di lavoro.
La distribuzione accompagna il passaggio dagli ambienti più raccolti agli spazi comuni affacciati sul giardino. Procedendo verso il fondo del lotto, aumentano dimensioni e altezze, fino alla zona che riunisce soggiorno, cucina e pranzo. Grandi serramenti scorrevoli a tutta altezza aprono questi ambienti verso nord e prolungano le visuali nella vegetazione progettata da Paul Bangay.
La cucina partecipa a questa sequenza attraverso tre alte aperture rivestite in rovere che la collegano al soggiorno e accentuano la verticalità dello spazio. Al centro, un’isola in marmo chiaro venato è accompagnata da una sospensione in ottone disegnata su misura. La falegnameria in rovere scuro integra e nasconde gran parte delle attrezzature, mantenendo continua la lettura delle superfici. Mentre nel living, un camino in ottone invecchiato e pietra riprende la stessa attenzione per elementi semplici, definiti attraverso texture e proporzioni.
A tenere insieme ambienti e funzioni è soprattutto la palette materica. Pietra calcarea, marmo, rovere europeo, acciaio brunito, ottone invecchiato e tessuti naturali ricorrono, con lavorazioni che ne evidenziano struttura e irregolarità. Il rovere è spazzolato e, nei pavimenti, raschiato a mano e posato in tavole di larghezza differente; il corrimano metallico della scala è battuto e annerito. La materia viene così considerata anche nella sua capacità di trasformarsi con l’uso, accumulando nel tempo tracce e patine.
Lo stesso principio guida gli ambienti privati. Nella camera principale, zona notte, bagno e guardaroba sono trattati come parti di una sequenza continua. Il pavimento in legno attraversa i diversi ambiti e la gamma cromatica resta volutamente uniforme, riducendo le discontinuità percettive tra le diverse funzioni.