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A casa di Federico Pepe

Arroccata sulle colline tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore, la casa-studio dell’artista Federico Pepe è uno spazio denso di sovrapposizioni e di storie. Un susseguirsi di stanze, opere e pitture site-specific in cui il suo tratto inequivocabile dialoga con i progetti di una vita

Artista, designer, promotore culturale, editore, grafico con un lungo passato, ma anche un solido presente, nella comunicazione pubblicitaria. Si fa quasi prima a dire quello che non è Federico Pepe che a cercare di etichettare il suo talento liquido, che molti conoscono sotto il nome di Le Dictateur. Se la cornice ha i contorni sfumati, è proprio qui, nella nativa Montebuglio, che Federico, insieme alla moglie Stefania Siani, ai vertici della sede milanese dell’agenzia pubblicitaria Serviceplan, mette in scena la sua Opera Totale.

Come se la casa ci aiutasse a comporre il puzzle del suo immaginario fatto di colori, di figure rese tridimensionali da inserti materici, di ready made e di upcycle, di grandi provocazioni ma anche di profondo rispetto per i luoghi e le loro radici. Arroccato sulle colline tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore, Montebuglio è uno di quei paesi sospesi che non sai se sono in montagna o se sono al lago, se sono rimasti rurali o se le industrie dei dintorni li hanno aperti alla contemporaneità. “In origine stavo cercando un deposito per le mie opere, quando però, con Stefania, abbiamo visto questo posto abbiamo immediatamente capito che sarebbe stata la nostra casa, il nostro progetto. Anche se poi la nostra vita si svolge in gran parte a Milano, la storia di questo edificio è talmente ricca di sovrapposizioni che ci siamo subito sentiti parte di essa” dice Federico.

“Dico parte perché dalla sua costruzione, nel Seicento, a oggi questi muri hanno ospitato prima un vicariato di suore e poi la scuola elementare del paese, come ancora riporta la targa all’ingresso: le aule erano al primo piano, dove oggi c’è la zona giorno. All’epoca la maestra dormiva, con la sua famiglia, in quella che oggi è la camera degli ospiti al secondo piano. Casa e bottega. Ma non solo, l’edificio è stato anche, in epoca più recente, la sede del Municipio e prima ancora ospitava, a piano terra, dove io oggi ho fatto il mio studio, la Locanda San Tommaso, di cui abbiamo ritrovato l’insegna originale che abbiamo messo nella cantina adibita a dispensa”.

Ed entrare nello studio di Federico è in effetti un viaggio nel tempo: il camino monumentale e l’affresco da baccanale fanno da contorno a una sovrapposizione di opere, principalmente dipinti e sculture in legno o terracotta, in cui si riconoscono le tematiche a lui care ma in cui emergono anche, qua e là come relitti, pezzi di installazioni o allestimenti. A chiedere spiegazioni a Federico c’è da restare chiusi nello studio per giorni: “questo faceva parte di una mostra alla Tate Modern di Londra, questo è un pezzo di un’installazione fatta al Palais de Tokyo a Parigi, questa viene da una delle mie prime mostre ad Assab One, questa da una delle mostre da Le Dictateur”.

Le storie si moltiplicano, come quelle del luogo e delle collaborazioni artistiche che hanno segnato il percorso di Federico, e che ritroviamo anche in casa. Prima su tutte quella con l’amico Jacopo Benassi, che ha realizzato il grande tavolo da pranzo e le sedie del primo piano assemblando vecchi arredi scolastici con quadri di scene di caccia. Ma è solo entrando nel cortile su cui si apre l’edificio che si percepisce tutta la sua maestosità e la magia dei suoi segreti: dalle volte azzurre restaurate alla disposizione degli ambienti che si affacciano sul ciottolato, cambiando i rapporti tra interno ed esterno e aggiungendo nuovi spazi di vita e condivisione.

Tra questi l’ex essiccatoio a piano terra, trasformato in una seconda cucina e sala da pranzo in cui di nuovo le opere di Federico si rincorrono: quadri tridimensionali dal sapore futurista, sculture, opere grafiche innestate a materiali di recupero insieme alle vecchie pietre dei pavimenti. Un susseguirsi di stanze, di pitture site-specific, di ritratti di famiglia, in cui il tratto inequivocabile di Federico dialoga con i progetti di una vita. In una girandola di colori e segni che nulla ha di distonico e da cui, sorprendentemente, emerge una coerenza di forme e temi che percorre oggetti e quadri con lo stesso ritmo e con la stessa energia creativa. Una casa totale, un’opera globale.