A Parigi, il nuovo flagship di Officine Creative firmato da Fabio Santambrogio, traduce l’identità del brand in un ambiente che assorbe l’anima del quartiere. Sospeso tra la dimensione dell’officina e quella sofisticata della boutique
Al 20 di Rue des Canettes, nel cuore di Saint-Germain-des-Prés, Officine Creative apre il suo secondo flagship, dopo quello di Milano. La scelta dell’indirizzo non è secondaria: il quartiere conserva una dimensione urbana fatta di strade strette, edifici storici e piccoli esercizi commerciali, ma è anche il luogo in cui, nel corso del Novecento, si è consolidata una precisa cultura della ricerca, tra artisti, intellettuali, gallerie e boutique: anime che oggi convivono con una concentrazione sempre maggiore di marchi del lusso e della moda.
È dentro questa stratificazione che si inserisce il progetto, firmato da Fabio Santambrogio: sessanta metri quadrati che riprendono idealmente il concept del flagship milanese e lo sottopongono a una nuova contaminazione da parte della città di Parigi.
Il riferimento più diretto è nel pavimento. Santambrogio guarda ai pavés de bois che tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento venivano utilizzati nelle strade della ville lumière. La loro geometria trova traduzione in un parquet in radica – decisamente più prezioso e tattile rispetto alla funzione urbana originaria – composto da tessere di 15 × 15 centimetri. Cambia radicalmente la scala percettiva e, soprattutto, cambia la natura del materiale: quello che nasceva come una soluzione infrastrutturale diventa una superficie preziosa, tattile, quasi domestica.
Alle pareti, il vetro incorpora una maglia metallica e restituisce immagini volutamente irregolari. Scaffali, prodotti e persone si sovrappongono e cambiano a seconda del punto di vista: un espediente che rende l’ambiente meno statico e, allo stesso tempo, mette in primo piano la materialità dell’allestimento.
La stessa ricerca attraversa gli elementi espositivi: acciaio spazzolato, metallo perforato e vetro industriale danno forma a scaffalature e piani dal carattere tecnico, mentre la pietra e le lavorazioni manuali introducono una componente più irregolare. Il basamento del tavolo centrale, per esempio, è realizzato in pierre de Paris martellata a spacco.
Anche gli arredi custom seguono le orme di questo dualismo che ben rappresenta la natura di Saint-Germain-des-Prés, dove il mondo artigianale del fare e la dimensione più sofisticata convivono da sempre. Le poltroncine in tubolare d’acciaio, con saldature lasciate a vista e rivestimento in pelle verde pavone, hanno un carattere quasi da officina, ma il divano con struttura verde menta e velluto dalle tonalità rosate introduce invece una componente più sartoriale e domestica.
La luce, monumentale, completa il progetto: sul soffitto, i moduli Cells Surface di Nemo Lighting, con i connettori in acciaio lasciati a vista, formano una composizione circolare che ricorda un antico lampadario, seppur ridotto ai minimi termini. Accanto, la storica AS3C di Franco Albini, introduce invece un riferimento preciso alla storia del design italiano.
In questo spazio saturo di trame, dettagli e superfici in connessione, un po’ boutique e un po’ laboratorio, scarpe e borse emergono su fondali sempre diversi: ora sul vetro, ora sulle maglie metalliche, su superfici riflettenti, opache o in acciaio forato. Uno spazio ricco, che si disvela nel tempo, a ogni successiva visita. E, forse, a ogni acquisto.
Le tessere in radica a pavimento