Un invito a osservare i piccoli prodigi della natura e farsi guidare – plasmare – da loro. Delicata e calibrata, “Lesson in Relations” era l’installazione dei Tank Project proposta per la Milano Design Week 2026 – sul pavimento – della Chiesa di San Bernardino alle Monache
Nei giorni frenetici della Design Week c’era un posto speciale che invitava a rallentare, osservare, imparare dalla natura. Chinandosi con delicatezza e curiosità. Nella Chiesa di San Bernardino alle Monache, nel distretto delle 5Vie, lo studio giapponese Takt Project ha messo in scena, per la precisione a terra, l’installazione Lesson in Relations: Dialogue with Trees #100.
Entrando nella chiesa eretta a metà del XV secolo, lo sguardo non era rivolto all’altare o agli affreschi. Era catturato da piccole composizioni che giacevano a terra. Il pavimento era infatti cosparso di piccoli rami, ognuno parzialmente stampato in 3D. Molti erano attorniati da sottili cerchi di parole che suggerivano idee progettuali.
Gli oggetti risultanti non hanno uno scopo né una funzione chiara. Sono studi e testimonianze della nostra relazione con la natura
Il progetto è innescato da una riflessione: approcciarsi a un materiale non come a una risorsa da plasmare per uno scopo, ma come a qualcosa da ascoltare. La sperimentazione inizia quindi in modo apparentemente semplice: camminare nel bosco, raccogliere rami, per poi studiarli e adattarsi, noi a loro. Creare qualcosa che nasce direttamente dalle loro forme.
Non forgiarla per un fine, ma farci guidare da lei, dalla natura. Quello che ne nascerà non sarà necessariamente un oggetto funzionale, ma può accendere un’intuizione, un’idea progettuale. Di sicuro una relazione.
I rami vengono infatti scansionati in 3D e studiati nei minimi dettagli attraverso una lente digitale. L’attenta lettura di ogni singolo pezzo porta a piccoli e precisi interventi realizzati con la stampa 3D, che sembrano nascere dal ramo stesso.
“L’atteggiamento attivo che costringe un materiale a diventare ciò che immaginiamo nella nostra mente elimina la necessità del dialogo, sia con il materiale stesso sia con l’ambiente che lo ha generato“, spiegavano i progettisti diretti da Satoshi Yoshiizumi in una sorta di manifesto esposto all’esterno della chiesa.
“Utilizzando strumenti come la stampa 3D per intervenire direttamente sul ramo, la tecnologia digitale smette di essere uno strumento di controllo e diventa piuttosto un organo percettivo, capace di mediare tra essere umano e materiale“, proseguivano. “Gli oggetti risultanti non hanno uno scopo né una funzione chiara. Sono studi e testimonianze della nostra relazione con la natura, tracce di un incontro rinnovato“.