Designers at home
Garcè & Dimofsky

Nel mondo di Clio Dimofski e Olivier Garcé la soglia tra casa e atelier, intimità e creazione, si dissolve fino a scomparire. Il loro appartamento di Lisbona è insieme dimora, galleria e luogo di lavoro dove il design è vissuto come pratica totale

Tutto è cominciato come un diversivo – mentale e professionale – durante i giorni sospesi della pandemia. All’epoca Clio Dimofski e Olivier Garcé vivevano a New York e, per reagire al confinamento, decisero di trasformare il loro piccolo appartamento in una galleria temporanea. Nacque così un salotto domestico aperto a visite private, dove collezionisti e amici potevano scoprire pezzi firmati da designer come Minjae Kim, Ian Felton e il collettivo Green River Project.

“Non ci aspettavamo tanto interesse per un’iniziativa così intima”, racconta Clio Dimofski. “Ma ci ha incoraggiato a proseguire e a capire quanto la dimensione personale possa cambiare il modo in cui si vive, si presenta e si acquista il design”. Nel 2021 Clio e Olivier lasciano New York per Lisbona. Cercavano un ritmo più umano, ma anche un luogo dove la tradizione artigianale fosse ancora viva.

Dopo anni intensi nello studio del designer Pierre Yovanovitch, la capitale portoghese offriva la possibilità di ripensare la vita e il lavoro in modo più libero. “In Portogallo le antiche tecniche non si sono estinte come altrove”, spiega Olivier. “La qualità artigianale è parte integrante del paesaggio culturale, volevamo che il nostro lavoro ne fosse permeato”.

Il loro appartamento, accuratamente ristrutturato, è oggi una meta per appassionati e professionisti del design internazionale che desiderano sperimentare dal vivo i loro pezzi – oggi venduti anche tramite la piattaforma The Invisible Collection – e scoprire mostre temporanee ideate in collaborazione con designer ospiti come Studio Haos e Charlotte Taylor. Perché per Clio e Olivier è proprio nel dialogo e nella contaminazione che nascono le idee più fertili.

Il trasferimento a Lisbona segna anche la nascita della loro prima linea di arredi firmata in proprio, in dialogo profondo con i saperi artigianali locali. “Pur non definendoci minimalisti” spiega Olivier, “cerchiamo sempre di trattenere qualcosa, di ridurre all’essenziale senza impoverire la forma. Un oggetto deve vivere da solo, senza bisogno di altro supporto”.

Dopo oltre dieci anni di collaborazione, il loro processo creativo è fluido, intuitivo: “Io mi concentro sui dettagli, Olivier sull’idea generale,” racconta Clio. “È una sinergia naturale: ci completiamo senza bisogno di troppe parole”. Una sinergia naturale – e collaudata – che si legge anche nella loro casa-atelier a Lisbona.

L’edificio, un classico esempio di architettura pombalina del XIX secolo, è caratterizzato da dettagli in stucco e legno scolpito, balconi decorati e facciate rivestite di azulejos dai motivi geometrici. La pianta quadrata ruota intorno al vano scale centrale, creando un fluire continuo tra le varie stanze, illuminate da esposizioni differenti a seconda dei punti cardinali.

Ogni ambiente riflette l’elegante equilibrio tra memoria e contemporaneità tipico del loro lavoro: arredi d’autore e iconici del modernismo nordico convivono con creazioni proprie e opere d’arte di artisti emergenti. Nel salotto principale, le altezze del soffitto e gli stucchi originali dialogano con un grande divano e un tavolo disegnati dalla coppia, mentre dipinti di Pedro Batista e ceramiche di Constanza Vallese aggiungono calore materico.

La sala da pranzo, raffinata e sobria, ospita un tavolo di Studio Haos, sedute firmate Pierre Chapo e una lampada scultorea di Minjae Kim. Gli ambienti più raccolti, come il salottino rosso o la piccola camera degli ospiti, rivelano la stessa attenzione al dettaglio poetico: lampade disegnate da loro stessi, tavolini in marmo dalle linee inaspettate e opere fotografiche e pittoriche che sottolineano il dialogo continuo tra arte e funzione.

La camera da letto, immersa in tonalità pastello e materiali locali, è un omaggio alla quiete: marmi portoghesi, legno laccato verde polvere e ceramiche di Hugo Cantegrel creano un’atmosfera sospesa tra tradizione e modernità. In questo spazio, tutto si muove con naturalezza tra il mondo privato e quello pubblico. Come in un laboratorio permanente, Clio Dimofski e Olivier Garcé sperimentano un modo di abitare in cui il design non è solo mestiere o estetica, ma è un’estensione della vita stessa, da vivere come pratica totale.

Questo articolo è estratto da The Book 31. Sfoglia il magazine