Vecchie cementine, giochi di colori e prospettive. In una villa dei primi Anni 20 a Roma, un progetto si ispira alla Polychromie Architecturale di Le Corbusier. E mette in dialogo arte, architettura e design
Quello tra Le Corbusier e il colore fu un legame profondo, un rapporto che segnò la sua parabola professionale dal preciso momento in cui scoprì il grande potere del cromatismo, ossia quello di riuscire a influenzare la percezione dello spazio andando ben oltre l’aspetto ornamentale. L’architetto svizzero naturalizzato francese, maestro del Movimento Moderno, aveva già accostato la musica alla pittura, chiedendosi se un pittore fosse in grado di dipingere un grande quadro attingendo da una tavolozza essenziale, dotata di pochi specifici colori, esattamente come un pianista riusciva a suonare una complessa sinfonia utilizzando solo dodici note.
“Che cos’è un pianoforte? Una selezione di suoni necessari e sufficienti. In confronto a questa economia di mezzi, che ha la potenza di un sistema, capace di farci ridere, piangere o ballare, i pittori sono annegati in un mare di colori e moltiplicazione di tinte prodotte da chimici” scriveva nel 1925 Le Corbusier. E sei anni dopo questa prima riflessione nasce la Polychromie Architecturale: il sistema cromatico universale basato sulle claviers de couleurs (tastiere di colori), ovvero lo “strumento” ideale e indispensabile per la progettazione architettonica dello spazio e del colore. Il campionario, comprendente 63 colori, venne realizzato dal grande architetto per la Salubra, e ancora oggi, grazie al lavoro della Fondation Le Corbusier che custodisce e preserva l’eredità del maestro, questi tinte originali sono ancora sul mercato e si ritrovano in numerosi prodotti architettonici e di design.
Questo lo spunto, l’ispirazione di progetto per una villa degli Anni 20 a Roma, a due passi da Trastevere. Abitata da due esponenti della scena culturale cittadina, la casa era stata messa in vendita e ha subito attirato la curiosità di Chiara Moro, l’attuale proprietaria, in cerca di un’abitazione per lei e la sua compagna, artista. Sin dalla prima visita è scattato il colpo di fulmine: “Lo spazio era così affascinante, con un’atmosfera unica, antica, romantica, intrisa di storie e cultura. Si trovava anche in buono stato, ma essendo stato inutilizzato a lungo, una ristrutturazione era d’obbligo”.
È a questo punto che è intervenuta l’altra protagonista di questa storia: Annalisa Mauri, architetto. Tra lei e Moro si è creata subito una sinergia. “Mi è stata data carta bianca”, ricorda Mauri, che ha tratto spunti per il restyling parlando con Chiara. L’idea di partenza era di pensare gli interni all’insegna di un dialogo tra passato e presente e di “inserire i colori, non lasciando anonimi gli spazi”: “L’appartamento aveva già una sua intrinseca e potente personalità, non necessitava di ulteriori elementi che lo valorizzassero, ma piuttosto di un progetto raffinato, che risultasse complementare all’identità spaziale originaria, senza ribaltarla completamente”.
È a partire da queste considerazioni che l’architetto ha disegnato su misura una linea tubolare in rame spazzolato che funge da leitmotiv estendendosi su muri e soffitti e collegando gli ambienti. Ne risultano un effetto di dinamismo e un contrasto delicato: se è vero che la struttura aerea metallica si distingue dal background storico della casa, è anche vero che essa regala all’insieme una caratterizzazione sia estetica, sia funzionale. Spiega Mauri: “A seconda delle opere d’arte e delle fotografie alle pareti da illuminare, la linea funge da contenitore intelligente per faretti e luci led”. Non solo: “Nel soggiorno si sviluppa trasformandosi in libreria e mobile in noce canaletto”. Quanto al layout, la rielaborazione è stata lieve. “Sono state mantenute le partizioni interne e i pavimenti rivestiti con vecchie cementine.
Al primo piano c’è la zona notte, intima e riservata, mentre la zona giorno, più conviviale, è situata al piano terra, accanto al giardino”. E i colori? Chiara aveva in mente la tavolozza concepita da Le Corbusier nella prima metà del secolo scorso per la sua Polychromie Architecturale. Mauri ha fatto sua tale suggestione e con l’obiettivo di far interagire diversi tipi di strati – quello Liberty e quello contemporaneo – e di dare vita ad ambienti cromaticamente distinti, ma legati reciprocamente grazie a giochi di prospettiva, ha puntato su tonalità quali rosso rubino nell’ingresso, giallo senape nel salotto, blu notte nella camera matrimoniale. Colori intensi che alterano e modulano la percezione dello spazio. Di questa casa bella ed eccentrica, in perfetto equilibrio tra arte, architettura e design.